In questi giorni, il mondo del ciclismo e degli appassionati delle strade bianche è stato scosso dalle polemiche riguardo la depolverizzazione di un tratto di 1,6 chilometri presso Castiglion del Bosco, parte del percorso dell’Eroica. Inizialmente si era parlato di un intervento di depolverizzazione, ma alla fine è stato applicato del bitume nero, scatenando preoccupazioni e discussioni sull’autenticità del percorso e la gestione del territorio.
Norma Gimondi, avvocato civile molto attiva nel mondo del ciclismo e figlia di Felice, ha preso posizione su questa delicata questione, difendendo l’importanza della tutela delle strade bianche come elemento identitario di uno degli eventi più suggestivi del panorama ciclistico internazionale. “Ho partecipato per la prima volta all’Eroica nel 2005, e da allora mi sono innamorata dei panorami e delle strade bianche. Sono uniche al mondo e la loro bellezza è strettamente legata al successo dell’evento. Quando ho visto quel tratto asfaltato, mi è caduto il cuore. Non riesco a capire che utilità possa avere, soprattutto considerando che non c’è un traffico significativo o una necessità industriale.”
Gimondi ha poi sottolineato che, dal punto di vista della viabilità, l’asfaltatura non porta grandi cambiamenti. “Prima un’auto su quella strada viaggiava a 25 all’ora, ora forse andrà a 35 o 40. Non è una differenza enorme, ma fa la differenza per la sicurezza dei ciclisti. Queste strade sono frequentate da tanti appassionati e dovrebbero essere viste come una sorta di parco protetto per chi va in bici. Invece, asfaltando, si legittima una velocità superiore, a scapito di chi pedala.”
Norma ha poi fatto un appunto ai politici locali: “I politici della zona fanno bella figura in televisione, si appropriano del successo di un evento con risonanza mondiale come l’Eroica, ma non si preoccupano di preservare e curare le strade che ne sono il cuore. È deludente vedere come siamo costretti a inseguire e copiare modelli di altre nazioni, quando abbiamo un patrimonio così prezioso proprio qui.”
Gimondi ha anche lanciato un appello per un maggiore coinvolgimento di chi conosce e apprezza il territorio e il ciclismo. “Ben vengano associazioni composte da persone sensibili al territorio, alla cultura e al ciclismo. Altrimenti, rischiamo di perdere questo patrimonio prezioso. È grave che chi lavora per garantire il successo dell’Eroica, come l’organizzazione stessa, non venga coinvolto in decisioni così importanti. Se vogliamo preservare questo patrimonio, dobbiamo ascoltare chi conosce davvero queste strade e le loro criticità.”
A conclusione della riflessione ha evidenziato un paradosso nelle politiche per la mobilità ciclistica: “Facciamo di tutto per promuovere la mobilità in bicicletta nelle città, ma spesso le ciclopedonali creano passaggi pericolosi e complicano la viabilità. E poi, in aree come questa, dove c’è una predisposizione naturale per il ciclismo, facciamo interventi che non portano benefici reali. Nell’economia della mobilità del territorio, l’asfaltatura non rappresenta un miglioramento significativo né per la viabilità né per la qualità del territorio.”












