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sabato, Ottobre 17, 2026

Tre giorni nelle Marche, mettiamo le ruote sul GABA: il grande anello dei borghi ascolani (Day 2)

La pioggia lascia il posto al sole e finalmente mettiamo le ruote sul GABA!
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La pioggia che ci aveva bloccati in quel di Ascoli nel primo giorno (qui il racconto) per fortuna non ci insegue e ci consente di proseguire il nostro weekend all’asciutto. Al risveglio, infatti, troviamo un bel cielo limpido che ci permette di vedere le colline in lontananza, le stesse che dopo colazione andremo a scoprire.

Finalmente abbiamo la possibilità di mettere le nostre ruote sul GABA, il Grande Anello dei Borghi Ascolani. Prima di raccontarvi cosa abbiamo visto e quel che abbiamo vissuto, è necessario riportare la descrizione esatta di cos’è il GABA e quindi ecco riportata fedelmente una descrizione proveniente dal loro sito che vi consigliamo di consultare nel caso in cui vogliate programmare il vostro prossimo viaggio cicloturistico nelle Marche (qui trovate il sito ufficiale): Il Grande Anello dei Borghi Ascolani è un connubio tra natura, storia, paesaggi mozzafiato e sapori antichi. Un viaggio lungo 100 km attraverso i magnifici borghi collinari ai piedi del gruppo montuoso del Ceresa e dei Monti Gemelli, compreso nei Comuni di Ascoli Piceno, Venarotta, Roccafluvione ed Acquasanta Terme. Nel silenzio senza tempo dei borghi medievali, tra ruderi di antichi castelli ed eremi solitari, il cammino diviene un’esperienza a tutto tondo per conoscere uno dei luoghi più affascinanti delle Marche.

L’itinerario odierno prevede una partenza dal paese di Venarotta, il passaggio da Roccafluvione e la conclusione nel comune di Acquasanta Terme, per la precisione a Ponte d’Arli.

La partenza da Venarotta

Venarotta è un piccolissimo borgo di meno di 2.000 abitanti posto sul crinale di una collina. Il suo nome è particolare e non possiamo non chiederne l’origine che però è ancora oggi al centro di storie diverse tra loro. Si pensa che possa derivare dalla costruzione nell’antichità di un tempio dedicato a Venere proprio in questa località, oppure dalla sorgente di qualche fonte di acqua, e da qui il ricongiungimento con la parola “vena”.

Restiamo anche noi con il dubbio, visitiamo la chiesa del cardinale con la sua pianta ottagonale e ci mettiamo in moto. Inizialmente pedaliamo parecchio su asfalto, ma intorno a noi facciamo difficoltà a trovare delle auto. La pace della campagna marchigiana è meravigliosa, sembra di essere in luoghi dimenticati dalla società e questo si sposa alla perfezione con il desiderio di andare in bici in sicurezza.

Passaggio da Roccafluvione

Raggiungiamo Roccafluvione e la curiosa chiesa di Sant’Antonio da Padova, costruita su un ponte naturale formato dalla roccia diecimila anni fa che prende il nome di Ponte Nativo. Tra il 1600 e il 1800 è stato un punto di grande importanza per i briganti che lo percorrevano per fuggire dalle autorità papaline. Fino al 1755, infatti, non si poteva essere arrestati se ci si trovava a passare sopra il ponte e si toccava il muro perimetrale della chiesetta di Sant’Antonio.

È incredibile come certi luoghi pieni di storia siano rimasti fuori dalle rotte turistiche, ma per noi al momento è una fortuna perché ci permette di godere al massimo delle realtà in cui ci troviamo.

Mentre ci allontaniamo dal Fluvione, il torrente che nasce sui Monti Sibillini e che dà il nome a questa località,  ci viene ricordato che queste zone sono molto importanti e note per il tartufo nero pregiato. Ancora non avevamo parlato di cucina e in effetti ci faceva un po’ strano perché qua il buon cibo e il buon vino non mancano mai.

A proposito di ciò ci invitano a tornare nel mese di gennaio, quando solitamente si tiene il Tartufo Nero Festival. Noi segniamo tutto e proseguiamo! (maggiori informazioni al seguente LINK)

Due momenti da ricordare

Imbocchiamo una strada secondaria e saliamo verso Scalelle, che deve il nome alla roccia su cui sorge: l’arenaria, qui, affiora a strati che disegnano sul versante dei gradoni naturali, vere e proprie scalinate di pietra, le “scalelle” appunto. Una scala che gli abitanti hanno scelto come simbolo, tanto da scolpirla nello stemma della comunità, ancora visibile sull’architrave della chiesa di Santa Maria.

Qui viviamo due dei momenti più belli della giornata: il primo è regalato dal paesaggio che si staglia intorno a noi una volta arrivati in vetta. Siamo letteralmente circondati dalla natura; ci indicano un’area che denominano “l’appennino perduto” e non possiamo che confermare che nome migliore non poteva essere scelto, perché è proprio la sensazione che si prova pedalando in questi luoghi.

Soli, nel silenzio, con il solo fruscio degli alberi. Un silenzio che disabitua a sentire le parole delle persone, ma che ne fa riscoprire il valore nella sua autenticità. Mentre riempiamo le borracce a una fontanella, le nostre chiacchiere fanno aprire le persiane di un casolare che sembrava diroccato. Si affaccia un’anziana signora che ci dà un benvenuto calorosissimo. Non era più abituata a vedere delle persone per quelle strade e trovarci sotto casa sua a prendere dell’acqua le fa molto piacere.

Traguardo a Ponte d’Arli

Non sa che il piacere è tutto nostro. In cinque minuti ci racconta la sua vita, a chi appartengono i poderi intorno a quella colonica. La volontà è quella di rimanere ad oltranza per ascoltarla. Purtroppo non è possibile perché Acquasanta Terme ci aspetta per concludere questa giornata.

Ripartiamo, discesa e via a Ponte d’Arli. Non siamo più nel regno dell’arenaria ma in quello del travertino. Qui, sulla via salaria, viaggiavano giù più di duemila anni fa. A testimoniarlo è proprio questo ponte romano costruito intorno al 1580 dai Maestri Comacini, nel rispetto dei canoni romani riguardo alla realizzazione di ponti ad arco in conci di travertino.

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