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domenica, Settembre 20, 2026

Cercatori di Lucciole in Sudamerica: un viaggio tra leggerezza, fiducia e piccole felicità

Cercatori di Lucciole
Stefano e Alessia conosciuti anche come i “Cercatori di Lucciole” ripartono per un nuovo capitolo: America Latina, con partenza da Ushuaia e rotta verso nord
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Dopo 476 giorni e oltre 17.000 km da Chioggia a Singapore, Stefano e Alessia conosciuti anche come i “Cercatori di Lucciole” ripartono per un nuovo capitolo: America Latina, con partenza da Ushuaia e rotta verso nord. Questa volta, però, c’è una scelta netta: meno peso sulla bici, meno rumore in testa. Un assetto bikepacking essenziale, senza pannier, e una promessa semplice: lasciare più spazio alle cose che contano davvero (e alle sorprese, che sono le uniche puntualissime anche senza calendario). 

Com’è nata questa scelta? 

«Durante il viaggio Chioggia–Singapore, in cui abbiamo percorso 17.000 km con un setup con pannier, ci siamo resi conto di essere troppo “pesanti”. In più occasioni abbiamo seriamente pensato di abbandonare cose lungo la strada.
«Sognavamo di viaggiare più leggeri: per fare meno fatica in salita e, in generale, per pedalare meglio. Ma per alleggerire davvero non basta togliere qualche oggetto: bisogna cambiare mindset. Ci siamo dati una regola semplice: se guardando un oggetto ti viene il dubbio “mi servirà davvero?”, nel 90% dei casi non serve.
«Seguendo questa logica abbiamo rinunciato a un po’ di comfort, facendo scelte più tecniche, anche grazie alle esperienze precedenti. Viaggiare in bikepacking, soprattutto su un viaggio lungo, è più scomodo: ogni cosa è incastrata da qualche parte e l’accesso non è immediato. Però speriamo che questo ci regali una pedalata più fluida e più attenzione alla strada… e meno alla bici». 

Qual è la lezione più importante che vi portate dietro dal precedente viaggio? 

«Di non preoccuparci troppo del futuro e di restare concentrati sul presente. In viaggio come nella vita non si può programmare tutto: bisogna imparare ad accettare gli imprevisti, con la fiducia che le cose, in un modo o nell’altro, si sistemano sempre. E abbiamo visto che seguire una filosofia positiva aiuta davvero». 

Quale esperienza influenzerà di più il vostro modo di viaggiare in Sudamerica? 

«Sicuramente la fiducia nelle persone. L’ospitalità che abbiamo ricevuto nello scorso viaggio ci ha lasciato addosso una certezza: il mondo è molto più sicuro di quanto spesso immaginiamo. E la possibilità di incontrare persone e culture in modo così “privilegiato” rende tutto più profondo e significativo: ti permette di comprendere un popolo dalle sue radici, cosa che in un viaggio più veloce non sempre accade.
Dal punto di vista del percorso, invece, aver già affrontato sfide impegnative ci aiuta a gestire con più serenità i tratti difficili che incontreremo anche in Sudamerica». 

Parlate spesso di “felicità semplice”, come quando da bambini si inseguono le lucciole. In Sudamerica quali “lucciole” sperate di incontrare? 

«Pensiamo che le “lucciole” siano spesso nascoste dietro il sorriso curioso di una persona, in una doccia calda dopo giorni di polvere e sudore, e nella semplicità di quel poco che abbiamo con noi.
«Questa volta forse non cerchiamo qualcosa di specifico: vogliamo lasciarci sorprendere dal corso degli avvenimenti. E probabilmente solo alla fine avremo un quadro più chiaro di cosa stavamo davvero inseguendo». 

Come affrontate la dimensione psicologica di un nuovo anno in sella?

«Durante il viaggio abbiamo una routine abbastanza precisa e dei “compiti” divisi: ad esempio Stefano cucina e Alessia prepara tutto per dormire. Questo rende le giornate più fluide e leggere mentalmente. E poi cerchiamo di vivere giorno per giorno, senza fissarci sulla vastità di “un anno intero”: ci concentriamo sul qui e ora». 

Qual è il vero obiettivo di questo viaggio? 

«Sicuramente un po’ tutte e tre: scoperta culturale, crescita personale, vivere il presente. È anche una continua ricerca di vivere una vita diversa da come spesso ce l’hanno insegnata.
«Per ora questa “nuvola” di pensieri e idee non ha un nome: è stare nella vita presente senza farsi troppe domande sul futuro. Continuare a essere curiosi, aperti e vivi, anche quando la strada davanti è ancora lunghissima». 

Più spazio per quello che conta davvero

Dopo l’Asia, Stefano e Alessia ripartono verso il Sudamerica con una scelta chiara: meno peso sulle bici, meno rumore nella testa e più spazio per ciò che conta davvero. E questa volta la leggerezza non è uno slogan: è un set-up costruito con criterio, dove ogni borsa ha un ruolo preciso. 

Nuova GIVI Extreme Line e componenti Adventure

Il “cuore” della configurazione è un mix tra nuova Extreme Line e componenti Adventure: sul triangolo principale entrano in gioco frame bag e top tube della linea Extreme, pensate per restare compatte, solide e protette anche quando il meteo decide di fare il protagonista (materiali tecnici, costruzione impermeabile e impostazione orientata a performance e affidabilità).  

Davanti, invece, la scelta è chiarissima e super “spedizione”: doppia borsa da manubrio per gestire i volumi senza pannier, con una stratificazione intelligente: 

  • sotto, la Climb, dedicata a ciò che ha senso tenere separato e “a portata di gesto”: tenda e picchetti
  • sopra, la nuova borsa da manubrio Extreme, che chiude il pacchetto frontale con un’impostazione da bikepacking tecnico (capacità e accesso rapido dall’alto).  

Sulle forcelle non mancano le Carrier della linea Adventure: un classico “trucco” da viaggi lunghi per distribuire peso in modo equilibrato e non sovraccaricare né manubrio né retrotreno. E dietro, a fare da ancora stabile, c’è la HUMP_R come sottosella. 

Il risultato è un set-up che racconta bene la loro filosofia: essenziale ma completo, progettato per pedalare meglio (soprattutto in salita), muoversi più fluidi nei tratti tecnici e, cosa sottovalutata finché non ci sbatti il naso, pensare meno alla logistica e più alla strada. Le lucciole, in fondo, non si possono pianificare: si possono solo riconoscere quando appaiono. 

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