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mercoledì, Settembre 9, 2026
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Trecento chilometri di passione e rispetto: l’impresa di Antonio Cortese sulla Milano-Sanremo

Antonio Cortese
Antonio Cortese sulla Cipressa
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Antonio Cortese, testimonial dell’Associazione “Io Rispetto il Ciclista“, unisce le grandi classiche del ciclismo a una missione vitale: sensibilizzare automobilisti e istituzioni sulla sicurezza stradale.

Ci sono imprese che si misurano in chilometri, dislivello e tempo. E poi ci sono quelle che valgono molto di più, perché trasformano ogni pedalata in un messaggio. La recente Milano-Sanremo affrontata in solitaria da Antonio Cortese appartiene senza dubbio a questa seconda categoria.

Quasi 300 chilometri percorsi contro il vento, il caldo e la fatica, ma soprattutto a favore di una causa che riguarda tutti coloro che vivono la strada: il rispetto reciproco tra automobilisti e ciclisti. Il ciclista canturino, da anni volto e testimonial dell’Associazione “Io Rispetto il Ciclista”, ha completato la leggendaria Classicissima trasformando una delle corse più iconiche del panorama mondiale in una grande campagna itinerante per la sicurezza stradale.

Per Cortese non si tratta di una novità. Nel corso degli anni ha già affrontato alcune delle sfide più impegnative del ciclismo endurance, pedalando sulle grandi montagne del Giro d’Italia e del Tour de France, lungo le strade che hanno consacrato il mito di Marco Pantani. Nel suo personale curriculum figurano anche Il Lombardia, il Trittico Lombardo, la Milano-Torino e il Tour delle Dolomiti. All’appello mancava soltanto la Milano-Sanremo, la più lunga tra le classiche monumento, una gara che ha sempre suscitato in lui rispetto e timore.

Start dalla Certosa di Pavia

La partenza è avvenuta alle prime luci dell’alba dalla Certosa di Pavia, luogo scelto non a caso. Proprio in quest’area sono stati recentemente installati i cartelli “salva-ciclisti” che ricordano agli automobilisti l’obbligo di mantenere la distanza minima di sicurezza durante il sorpasso.

Accompagnato da un’ammiraglia tecnica, Cortese ha imposto fin dall’inizio un ritmo sostenuto e regolare, attraversando la pianura verso Voghera e Ovada. Da qui è iniziata l’ascesa al Passo del Turchino, storico spartiacque tra la Pianura Padana e il Mar Ligure. Una salita affrontata con autorevolezza prima della spettacolare discesa verso Genova, dove la vista del mare ha rappresentato una preziosa iniezione di energia.

La lunga traversata dell’Aurelia è proseguita senza particolari difficoltà fino ad Alassio. La brezza marina ha contribuito a rendere più sopportabile una giornata caratterizzata da temperature elevate, ma tutti gli appassionati sanno che la Milano-Sanremo inizia davvero soltanto nel finale.

Turchino, poi i Capi e il gran finale sul Poggio…

I Capi Mele, Cervo e Berta  hanno presentato il conto a quasi 250 chilometri dalla partenza, preparando il terreno alla salita simbolo della corsa: la Cipressa. Qui, dopo ore di sforzo ininterrotto, la fatica ha iniziato a pesare seriamente sulle gambe del ciclista lombardo. Superato anche questo ostacolo, è arrivato il momento del Poggio, il giudice finale della Classicissima.

Sulle sue rampe, ancora oggi decorate dalle scritte dedicate ai grandi protagonisti del ciclismo moderno, Cortese ha trovato le energie residue per completare la scalata e lanciarsi verso il traguardo di Sanremo. Il cronometro si è fermato a 9 ore e 42 minuti per 298,7 chilometri, ben al di sotto dell’obiettivo prefissato delle dieci ore. Un risultato di assoluto rilievo per un’impresa affrontata completamente in solitaria.

Ma la giornata non è stata soltanto una sfida sportiva. Lungo il percorso numerosi cicloamatori hanno deciso di affiancare Cortese per alcuni tratti, condividendo con lui chilometri, incoraggiamenti e spirito di comunità. Dall’ammiraglia sono stati inoltre distribuiti i celebri adesivi gialli dell’ACCPI che promuovono il rispetto della distanza minima di un metro e mezzo durante il sorpasso dei ciclisti.

Un gesto semplice ma dal forte valore simbolico, che richiama l’attenzione sulla necessità di garantire una convivenza più sicura e civile tra tutti gli utenti della strada.

All’arrivo, visibilmente emozionato, Antonio Cortese ha sintetizzato così il significato della sua impresa: «È stata una sfida davvero impegnativa, soprattutto a livello personale. Volevo riuscire a percorrere 300 chilometri in bici in un tempo inferiore alle dieci ore e aver fermato il cronometro a 9 ore e 42 minuti mi riempie d’orgoglio. Ci tenevo particolarmente perché questa gara non l’avevo mai corsa e l’ho sempre temuta: affrontarla ora chiude un po’ il cerchio delle grandi classiche monumento che sono nel mio cuore».

Una missione che accompagna ogni sua iniziativa

«L’obiettivo di portare il messaggio di rispetto, educazione e tolleranza sulle strade dove si respira la storia del ciclismo è stato pienamente raggiunto. Il percorso è stato molto scorrevole fino a Ovada e anche il Turchino non mi ha creato particolari difficoltà. Bellissima la discesa verso Genova: vedere il mare mi ha dato una carica incredibile».

Infine, il racconto dei momenti più difficili e della gioia finale: «Tutto è cambiato dopo Alassio. La sequenza dei Capi e l’arrivo alla Cipressa sono stati davvero duri, così come il Poggio. Ma quando sono arrivato a Sanremo la stanchezza è sparita all’istante, lasciando spazio a una felicità immensa. È l’ennesimo traguardo raggiunto, ma quello più importante resta un altro: vedere finalmente strade più sicure per tutti».

Perché, in fondo, i quasi 300 chilometri percorsi da Antonio Cortese raccontano molto più di una prestazione atletica. Raccontano la volontà di trasformare la passione per il ciclismo in uno strumento di sensibilizzazione, dimostrando che ogni grande impresa può diventare un’occasione per lasciare un segno. Non soltanto nello sport, ma nella società.

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