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sabato, Ottobre 17, 2026

Francesco, la bici è diventata la sua casa. «Prossima fermata il Polo»

Francesco Ciullo a Mondragone con la sua bicicletta nel giro per l'Europa.
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«Sta piovendo, possiamo sentirci tra due minuti?» chiede. Tra sé e sé ci si potrebbe domandare “ma non ha un tetto?”. No, non ce l’ha. Affronta la vita da una prospettiva inedita: il sellino della sua bicicletta. Per raccontare Francesco Ciullo ci vorrebbero giorni, ma facciamoci bastare qualche riga.

Si è fermato in un parcheggio coperto da qualche parte vicino Pistoia ed è da lì che, andando a ritroso, narra la sua vita. La sua nuova vita. «Prima non ero chi sono adesso, non mi conoscevo». Da quattro anni a questa parte, guardandosi un po’ dentro e un po’ intorno si è conosciuto. Difficile a capirsi: nasciamo, cresciamo, arriviamo all’adolescenza e siamo sicuri di sapere chi siamo e chi vorremmo essere. Poi ci sono ragazzi che non hanno aspirazioni e così si sentono in svantaggio rispetto alla società. La verità è che si può essere convinti di conoscersi, ma poi arriva una svolta nella vita che fa capire tutto, fa mettere in ordine tutti i tasselli e «si tolgono i mattoncini sotto i piedi», come ama dire Francesco.

«Quattro anni fa, con assoluta serenità, mi sono licenziato. Mi ricordo ancora il mio ultimo giorno di lavoro, era il 31 agosto». Nato e cresciuto nelle campagne di Benevento, ha studiato per diventare operatore informatico e ce l’ha fatta. Inizia anche a lavorare in una bella azienda, ma qualcosa dentro di lui stava cambiando. «Ero convinto di essere appagato, ma dopo pochi mesi ho iniziato a sentirmi apatico verso qualsiasi stimolo della vita. Così ho iniziato a togliere ciò che mi faceva più contento: i videogiochi e il calcio». Francesco racconta di essere stato un fanatico del calcio, un super appassionato: faceva partite, andava allo stadio, seguiva le trasferte, lo guardava in televisione e ci giocava con i videogiochi. Ma poi ha capito che non si trattava di una vera passione, lui si stava semplicemente uniformando a quella che era la società intorno a lui facendosi piacere ciò che piaceva ai suoi amici.

«Un giorno sono uscito dal lavoro e mi sono sentito più apatico del solito. È lì che ho deciso di dover prendere in mano la mia vita, dovevo ascoltarmi. Quando qualcosa non va e ti senti apatico continui ad aggiungere attività per tenerti impegnato o per provare qualche nuovo stimolo. Io invece ho iniziato a togliere. Ho smesso di giocare ai videogiochi, ho smesso con il calcio e ho smesso con la carne. Ho capito di avere una connessone con la natura fortissima, così sono diventato vegetariano». Compra una bicicletta e un po’ di attrezzatura da due soldi e prende il via la sua prima avventura, direzione Puglia. «Appena mi sono lasciato alle spalle il cartello con scritto Benevento, ho capito che io dovevo fare quello nella vita».

Francesco non era nemmeno mai stato un appassionato di ciclismo e non aveva mai utilizzato la bici più che per incontrarsi con gli amici da ragazzino. Adesso per lui è diventata indispensabile, vitale. «Ho provato a fare anche qualche camminata, ma la bicicletta per me è un connubio perfetto: più veloce di andare a piedi e più lenta di un’automobile. Ho il tempo di riflettere e di pensare, ma soprattutto di guardarmi intorno e accorgermi di che meraviglia è la natura. La bici è amore per me».

Ciullo in viaggio alla scoperta di se stesso e dell’Europa

Francesco nella sua avventura ha la possibilità di conoscere tantissime persone, partendo dai cicloturisti, fino ai curiosi e agli abitanti generosi, passando anche per qualche amico che lo ospita a casa. Ma il suo obiettivo principale è quello di raggiungere qualsiasi posto in bici e dormire in tenda. Vuole dimostrare a se stesso che da solo ce la può fare, che è autosufficiente al 100%. «La mia bici pesa 60 chili grazie a tutto ciò che mi sono portato. Ho qualsiasi attrezzatura per essere autonomo sotto ogni punto di vista: ho una tenda, i fornelli per mangiare e i pannelli solari per ricaricare il telefono. Ciò per cui trovo più difficoltà è fare la doccia, soprattutto in inverno, ma per ora me la sono cavata bene». Un po’ di difficoltà in realtà l’ha trovata anche per strada. «In Italia c’è tanta arroganza sulle strade. Io dormo in tenda nei boschi, ma il momento in cui ho avuto più paura è stato quando un camion mi è passato troppo vicino».

Il bivacco di Francesco: la tenda in cui dorme e la bici carica di attrezzatura.

Ciò che sta facendo adesso non lo definisce viaggio, come non si definisce ciclista: lui è una persona e questa è la sua vita. Non ha termini, non ha scadenze. L’obiettivo da raggiungere è fare quello che vuole nel momento che vuole. E adesso vuole fare il giro dell’Europa geografica toccando tutti i 46 Paesi, contando anche il Vaticano, il Principato di Monaco e San Marino. Non ha un itinerario rigido, non si è imposto di fare un determinato numero di chilometri ogni giorno e la mattina non si prefigge di arrivare in un certo punto. «Vivo alla giornata. Mi sveglio in base a dove mi trovo, per esempio d’estate mi alzo alle 5 di mattina e mi fermo quando tramonta il sole per montare la tenda. Ma faccio come preferisco: un giorno posso fare 100 chilometri come ne posso fare 5 se incontro qualcuno che mi invita al suo paese per visitarlo. Questa è la mia vita, non ho termini».

Ciullo entra nel secondo Stato europeo: il Vaticano.

Passando molto tempo in solitaria, tenta di capirsi e di conoscersi ogni giorno sempre di più. «È come se mi autoponessi delle domande che mi vengono da dentro, una sorta di botta e risposta. Mi interrogo sul mio passato, come mai ho fatto delle scelte. Ma mi concentro sul presente e su cosa voglio ora».

Ciò che attende con più trepidazione sono due luoghi. Il primo è la Svizzera perché «ho già fatto il giro d’Italia una volta, quindi entrare in un nuovo Stato è una novità per me e la mia bici». Il secondo è il Circolo Polare Artico. «Io sono campano, ma rispetto ai miei compaesani sono anche un po’ atipico: preferisco la montagna al mare e preferisco le stagioni fredde a quelle calde. Non vedo l’ora di dormire a meno 30 gradi in tenda al Circolo Polare Artico. Nessuna preoccupazione: ho con me tutta l’attrezzatura e l’abbigliamento adatto per sopravvivere». E da buon amante del freddo, i posti che pensa siano i più belli da vedere paesaggisticamente parlando sono «sicuramente i Paesi del nord Europa, Norvegia, Svezia, Finlandia. Penso siano il mio habitat naturale. Voglio andarci in inverno».

Francesco, così amante della natura che non poteva avere nessun altro nome se non quello portato dal Santo di Assisi, ha tanto da insegnare. Togliere ciò che è superfluo, concentrarsi su se stessi, ascoltarsi nel profondo e non aver paura di stravolgere la propria vita. «Se stai facendo ciò che ti fa stare bene, non avrai mai fatto una scelta sbagliata».

Intanto si gode il suo viaggio senza confini di tempo in Europa, poi penserà a come uscire dal nostro continente. Perché è sicuro che lo farà, se in quel momento si sentirà di volerlo. Basta solo ascoltarsi.

Il logo delle avventure di Francesco. È anche il nome del suo profilo Instagram in cui documenta le giornate (@pedalando_liberi)
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