Missione compiuta. Nei tempi prestabiliti. Dalla Sicilia al Trentino. Dall’Etna al Bondone. Centro salite in cento giorni. Le più belle d’Italia, le più famose, le più dure. Le Top 100. Il Passo dello Stelvio perché è il più leggendario, il Gran Sasso d’Italia perché è il più affascinante. Lo Zoncolan perché è il più ripido. Il Poggio di Sanremo perché, sì, è piccolo piccolo, ma ha fatto la storia del ciclismo. L’impresa da incorniciare è di Davide Holler, 27 anni, che per tre mesi e rotti ha lasciato il suo lavoro di falegname ed ha capitalizzato le sue ferie con un exploit indimenticabile.
Quel numero, cento, era nella sua testa da tempo e non vedeva l’ora di coronare il sogno. Ha organizzato tutto alla perfezione, ispirandosi ad un libro di recente pubblicazione, “Salite d’Italia, le Top 100”. Ha seguito la logica geografica. S’è portato all’estremo Sud ed ha iniziato a risalire la penisola, andando a caccia di tutte le ascese comprese nell’elenco. Con precisione svizzera. Spostamenti in auto da una base all’altra, una salita al giorno. Ouverture il 31 maggio, chiusura del sipario l’8 settembre.
«In poco più di tre mesi – spiega – ho attraversato 18 regioni e collezionato più di 133 mila metri di dislivello”. Per un totale di 4.500 chilometri in bici e oltre 9.000 in auto, per i trasferimenti. Sono il primo ad avere completato questa prestigiosa kermesse – aggiunge Davide -. Mi auguro di aver fatto da apripista a tanti altri appassionati di salite perché questa è un’esperienza che garantisce emozioni indimenticabili».
La salita che ti ha dato più commozione?
«Lo Stelvio. Lo Stelvio è sempre lo Stelvio. Nessuno come lui. Unico, da brividi. Ma sensazioni intensissime le ho provate anche salendo a Campo Imperatore, sotto la cima del Gran Sasso. Un paesaggio straordinario, pareva davvero di essere in Tibet. Se dovessi allungare l’elenco aggiungerei poi il Gavia, il Monte Grappa, il Manghen, il Finestre e la Valcava. Ma lista è interminabile».
Il temibile Zoncolan
La salita che più ti ha dato filo da torcere?
«Indubbiamente lo Zoncolan. E’ definito il più duro d’Europa e lo posso confermare. Non lo conoscevo, mi è costato tanta fatica. Il Mortirolo? Lo avevo già scalato, quindi l’ho gestito con perizia. Tosto anche il Monte Lussari. Breve ma cattivo. Che soddisfazione, però, arrivare in cima».
Il meteo è sempre stato benevolo. Davide Holler assicura di aver trovato cento giorni assolutamente senza pioggia. «L’unico impasse – racconta – è stato in occasione della scalata del Passo del Rombo. Al mattino pioveva ed allora ho preferito rinviare l’ascesa al pomeriggio. Tutta all’asciutto. Non è mancata qualche nuvola minacciosa, ad esempio durante la scalata del Passo Fedaia, che alla fine s’è però rivelata innocua».
Sul Blockhaus però hai trovato la neve…
«Sì, ma ai lati della strada, la giornata era bellissima. Sono stato costretto a percorrere a piedi un breve tratto per superare la coltre bianca, ma la scalata è stata portata a termine con successo».
Un capitolo a parte: i muri. «Li temevo ma li ho domati senza risparmiarmi. Il Muro di Sormano taglia le gambe ma scalarlo senza metter piede a terra è un trionfo, ne sono orgoglioso».
Il gran finale
Davide Holler ha tenuto per ultima la salita che meglio conosce. Quella del Bondone. Perché è vicina a casa, lui abita a Lavis, a una dozzina di chilometri da Trento. E perché su quella leggendaria cima amici e familiari avevano organizzato una festa in pompa magna. «E’ stato bellissimo arrivare a Vason con il leit motiv degli applausi fragorosi del pubblico. Un enorme premio alle mie fatiche. Al traguardo finale ho trovato, a sorpresa, anche l’editore di “Top100”, Vittorio Anastasia, altro grande appassionato di salite. Le fatiche si sono concluse lì, proprio sulla montagna di Trento, che mi è tanto cara, ma devo confessare che alla fine ero quasi dispiaciuto di abbandonare quella quotidianità fuori dall’ordinario, fatta di salite, salite e salite».
Cento salite in cento giorni è quindi un’idea che ha tratto spunto dal libro Top100…
«Descrive tutte le più belle e importanti salite d’Italia, da fare almeno una volta nella vita, scritto da due esperti. Anziché impiegare … una vita, ho deciso di conquistarle tutte d’un fiato, una dopo l’altra. E mi auguro davvero che siano in tanti ad eguagliare il mio record».














