L’aerodinamica è una cosa seria e in casa Ridley questo è un concetto più che mai chiaro. La loro galleria del vento sforna da anni bici e telai che sfidano le leggi della fisica a tal punto da sembra delle vere scommesse. La storia e la strada poi danno il verdetto, che quasi sempre suona come una vittoria.
Stavolta il compito di giudicare e “dare il verdetto” è toccato a noi, che siamo stati invitati dall’azienda belga a provare la Kanzo Fast 2.0. Si tratta del nuovo modello di punta per il gravel racing di Ridley. Niente bikepacking o leisure, solo pura velocità e agonismo. Insieme alla Astr Rs è la bici con cui atleti come Daan Soete e Daan Grosemans sono soliti correre nelle competizioni più importanti al mondo.
Il primo dei cinque sensi che viene allertato è la vista, che immediatamente produce un dubbio: «Dove l’abbiamo già vista?».
Ci stiamo sbagliando, perché non l’abbiamo mai vista prima, ma la nostra sensazione non è poi così errata: è tutta “colpa” della somiglianza con la Noah Fast, il modello da strada con cui gli atleti e le atlete della Uno-X Mobility gareggiano nel World Tour.

Il team Ridley al nostro seguito ci ha spiegato successivamente che quella somiglianza è proprio un elemento fondante del progetto che ha portato alla realizzazione della Kanzo Fast 2.0. Con l’aumento delle medie orarie nelle competizioni gravel, l’aerodinamica è diventata una caratteristica imprescindibile per un telaio racing e quindi da qui nasce l’idea di portare alcune delle caratteristiche del Noah Fast sui tratti off-road.
Veloce come una bici da corsa
Come idea è veramente interessante e sul pratico non è da meno. Una volta saliti in sella, infatti, pedaliamo per alcuni chilometri su strade asfaltate dove la sua linea aero risalta a pieno. Sfrecciamo fluidamente come se fossimo su una bici da corsa e non importa se sotto di noi abbiamo dei tubeless da 55 millimetri (è possibile montare fino a 58 millimetri di copertone). La loro impronta a terra è comunque irrisoria rispetto a quello che la bici riesce a dare in termini di efficienza aerodinamica e la dispersione di energia è minima.
Il desiderio di vederla all’opera ad alte velocità sullo sterrato è tanto e non appena si staglia all’orizzonte il primo settore di strada bianca non facciamo altro che alzare il ritmo ed entrarci “a tutta”, proprio come se fossimo in piena corsa. Il primo impatto è molto buono: la continuità che la bici riesce a dare nonostante sia cambiato il terreno sotto alle nostre ruote è notevole.
Entriamo a una velocità e quella rimane, quasi senza sentire il minimo cambiamento in termini di dispendio di energie. Non sappiamo dirvi chi sia l’autore principale di questa sensazione, se i copertoni, il movimento di centro ribassato o chi altro, fatto sta che le geometrie e i componenti tra di loro funzionano alla perfezione sui tratti ad alta percorrenza.
Come si comporta con dei copertoni così larghi?
La seconda curiosità che ci stuzzicava maggiormente era il comportamento dei tubeless così larghi su una bici così aero… e visto che sono stati pensati per dare maggiore stabilità nei tratti tecnici e per perdonare eventuali errori ad alte velocità, ci siamo messi a ruota, proprio come se fossimo in gara, con la visibilità oscurata dal compagno che ci precedeva.
Beh, la differenza con copertoni da 40” o 45” è molta… le zigrinature lasciate dai mezzi agricoli o le buche create dalla pioggia quasi non sono più un luogo in cui fare slalom per evitarle, ma si tollerano bene grazie a uno smorzamento delle vibrazioni e degli impatti sostanzioso. Sulle pietraie perdona eventuali errori di traiettoria, mentre in salita la capacità in termini di trazione si fa sentire e apprezzare.
Certo, in alcuni passaggi stretti in cui curve, fossi e sottopassaggi si susseguono ci vuole un po’ di manico, perché in agilità sullo stretto un po’ pecca, ma è chiaro che questa bici preferisce dare ai rider una garanzia durante i tratti lunghi ad alte velocità piuttosto che nei brevi settori più tecnici, e noi, infatti, al termine del nostro giro, non sentiamo addosso le sollecitazioni dell’irregolarità del terreno che abbiamo affrontato.
Va detto che nonostante una costruzione e un posizionamento in sella orientato puramente all’aerodinamica, in agilità si comporta comunque bene e si apprezza il lavoro che hanno svolto sull’avancorsa della forcella proprio per dare alla bici un carattere bilanciato e non estremizzato e monodirezionale. Per stare tante ore in sella, il comfort è fondamentale e più il telaio ti aiuta nella guida, minore sarà il dispendio di energia.
Al termine del giro, la Ridley Kanzo Fast 2.0 ci è sembrata una bici tanto veloce quanto versatile. Certo, non ci farete del bikepacking, ma il suo obiettivo è chiaro, ovvero essere il più veloce possibile e per chi cerca una bici senza compromessi qui trova una risposta.
Per maggiori informazioni tecniche sulla bici, ne abbiamo parlato in questo articolo.
Altrimenti potete consultare il sito ufficiale Ridley a questo link.
Scheda tecnica
Telaio: Kanzo Fast, carbonio HM
Forcella: Kanzo Fast, carbonio HM
Passaggio ruota: 58 mm
Ruote: Forza Skiron RS
Pneumatici: Schwalbe G-One RX Pro 55mm
Sella: Selle Italia SLR
Reggisella: Deda aero x Ridley
Manubrio: 4ZA Nimbus Pro
Gruppo: Sram Force Xplr 13v















