Il bello del gravel è che non c’è una regola scritta. Il bello del gravel è il gusto che si prova nell’esplorazione lenta e, allo stesso tempo, l’adrenalina dell’assenza di grip sugli sterrati veloci. E questo, probabilmente, è il vero spirito della disciplina: la tua bici rispecchia esattamente chi sei. Sì, perché là fuori si vede tutto e il contrario di tutto: guarniture doppie, trasmissioni monocorona, ammortizzatori, forcelle rigide, cambi elettronici, deragliatori meccanici a cavo, telai di derivazione mtb, gomme larghe, strette, inserti, camere d’aria… e chi più ne ha più ne metta.
Ma esiste un compromesso intermedio? Esiste un modo per avere una bici completa, mai sbagliata sullo sterrato e sufficientemente performante sull’asfalto? Qual è l’allestimento definitivo per non sentirsi mai fuori posto in un gruppo drop-bar? Noi, grazie alla componentistica Shimano, abbiamo sperimentato un po’, abbiamo trovato la quadratura del cerchio e oggi ve lo raccontiamo. Pronti?
Veloce ma versatile: alla ricerca dell’allestimento “All-Rounder”
L’abbiamo detto: a tutti piace la velocità. Non importa il livello di riding, la sensazione che regala trovare il limite dell’aderenza e padroneggiare il “drift” è pura adrenalina. Per ognuno di noi. Ma è vero anche che, a volte, è necessario rallentare per arrivare lontano. Esplorare. Raggiungere una cima durissima, o semplicemente pedalare per il puro gusto del cicloturismo. Queste due esigenze, di base, richiederebbero due allestimenti diametralmente opposti.
Da un lato servirebbe il rapporto giusto per spingere in pianura (la classica “padella”) e una cassetta road. Dall’altro, ci sarebbe bisogno di agilità e marce corte per superare gli strappi sterrati più duri. Per non parlare dell’impianto frenante: obbligatoriamente potente e modulabile, per avere sempre il mezzo sotto controllo. E, in tutto ciò, la bici deve restare leggera (dettaglio fondamentale in caso di portage), con la minima manutenzione. Quindi: niente sospensioni, via i passaggi cavi complicati e focus sulla riduzione del peso. Insomma, cerchiamo l’anello di congiunzione tra il gravel racing e il monster gravel.

La super compatibilità Shimano: mixare per vincere
Chi vi scrive vive la bicicletta a 360 gradi, dai ritmi forsennati dei campi di gara internazionali alle lunghe avventure in solitaria. Ho assaggiato tutte le sfumature e le evoluzioni più racing fin dai primissimi (e recenti) albori di questa disciplina. Ma ho anche usato la gravel per viaggiare con calma, unendo l’asfalto alla polvere. Questo include massacranti allenamenti, salite infinite, discese tecniche, ma anche cadute, errori e continue sperimentazioni.
La mia conclusione? Un mix. Amo la velocità, la reattività e il rispetto del sacrosanto confine con la mountain bike. Voglio una bici che sia scattante e leggera, ma versatile in ogni situazione off-road, con un limite ben chiaro: si deve fermare dove inizia il territorio esclusivo della mtb.ù
Difficile ottenere un allestimento così eterogeneo senza affidarsi a un ecosistema di componenti estremamente compatibile tra le sue varie famiglie. Ecco perché la nostra scelta è ricaduta su Shimano.

GRX e Dura-Ace: i numeri di una combo perfetta
Eccoci al traguardo, o meglio, al banco di lavoro in officina. Come abbiamo combinato i componenti nipponici? I nostri test hanno emesso un verdetto cristallino: per l’allestimento perfetto serve tutta l’efficienza della nuova trasmissione Shimano GRX Di2 a 12 velocità al posteriore, unita all’estrema versatilità stradale della guarnitura doppia Shimano Dura-Ace FC-R9200 all’anteriore.
Ecco i numeri della nostra trasmissione gravel: 50-34 davanti e 11-36 dietro. I freni sono ovviamente della serie GRX, equipaggiati con pastiglie L05A in resina (sorprendenti, meriterebbero un approfondimento a parte!). Con un pull di componenti così ampio, si ha a disposizione lo sviluppo metrico ideale per ogni necessità sotto le ruote. Salita ripida? C’è tantissima agilità a disposizione. Velocità su asfalto? Il 50 denti del Dura-Ace copre agilmente ogni allungo. E l’aiuto impeccabile dell’elettronica Di2 rende la deragliata puntuale, fluida e priva di sforzo.
Ergonomia top: la nuova presa alta Shimano GRX Di2
La vera rivoluzione dell’ultimo GRX Di2 risiede nel disegno delle leve superiori. Venendo dal modello precedente (che già ritenevamo eccellente), questo nuovo layout ergonomico segna un ulteriore passo in avanti. Le mani si incastrano perfettamente sui comandi. I polsi, gli avambracci e le spalle si rilassano, restituendo un comfort di guida nettamente migliorato sulle lunghe distanze. La soddisfazione più grande è stata notare con quanta naturalezza le dita cadano esattamente sui pulsanti di cambiata. In questo studio biomeccanico, Shimano si conferma maestra indiscussa.
E poi la frenata. Amici lettori, lo abbiamo già sottolineato sulle pagine di QuiMTBMagazine.it testando il Deore XT: i freni Shimano sono qualcosa di speciale. Offrono un mordente, una sicurezza e una precisione che difficilmente trovano eguali sul mercato.

E se volessimo trovare un difetto?
Parliamo del “Crash Mode” Trovare il vero punto debole di un setup del genere non è facile, specialmente perché rappresenta a tutti gli effetti la nostra “dream build“. Persino l’installazione, gestita in totale autonomia nel nostro garage, si è rivelata intuitiva e priva di intoppi.
Se proprio volessimo fare i pignoli, dobbiamo scavare a fondo. Durante i nostri tre mesi di test intensivi, ci è capitato un paio di volte che il sistema Di2 si “scollegasse” a seguito degli impatti più forti sugli sterrati sconnessi. A quel punto, è stato necessario fermarsi e premere il pulsante sul deragliatore per ripristinare il funzionamento e ripartire.
Ma riflettiamoci bene: è davvero un difetto?
In realtà, dal punto di vista meccanico, no. Più che di una pecca, parliamo di un’ingegnosa funzione di sicurezza. Quando il sistema riceve un colpo violento, entra in quello che in gergo tecnico viene chiamato “Crash Mode“: il motorino interno si disaccoppia fisicamente dal meccanismo per evitare di spanarsi o rompersi. Ripristinarlo dal pulsante equivale a resettare la frizione salvavita. Insomma, ti obbliga a fermarti dieci secondi come se avessi bucato la tua gomma preferita, ma ti salva centinaia di euro di deragliatore. Un compromesso decisamente accettabile per pedalare senza pensieri!












