Si è conclusa con un successo di pubblico la partecipazione del Giro d’Italia d’Epoca all’Expo Bike di Ferrara, cornice scelta per la presentazione ufficiale del calendario 2026. L’evento ha svelato un circuito profondamente rinnovato che, attraverso 20 tappe tra Italia, San Marino e Brasile, si propone come un vero e proprio progetto di geografia sentimentale e un manifesto di sostenibilità applicata al territorio. A coronamento delle attività fieristiche, nella mattinata di domenica 1° marzo, si è svolta una passeggiata cicloturistica d’epoca. L’iniziativa ha celebrato simbolicamente l’avvio della nuova stagione, trasformando la fiera dell’EXPO BIKE in un museo a cielo aperto e dando ufficialmente il via al lungo cammino che porterà i ciclisti storici attraverso le tappe del circuito 2026.
Una leadership al femminile per il futuro del ciclismo storico
Il vero elemento di innovazione del Giro d’Italia d’Epoca 2026 risiede nella sua governance: il Consiglio Direttivo è infatti composto esclusivamente da donne. A guidare il movimento sono due nomi che portano nel DNA la leggenda del ciclismo italiano: la Presidente Michela Moretti Girardengo (bisnipote di Costante) e la Vice Presidente Gioia Bartali (nipote di Gino). Questa leadership femminile non è solo simbolica, ma rappresenta una scelta precisa di visione: applicare al ciclismo heritage quello sguardo attento e quella capacità di cura necessari per tutelare il paesaggio, accogliere i territori e custodire la memoria storica della nazione.
Il calendario 2026: 20 capitoli di storia e geografia
L’edizione 2026 si articolerà in un viaggio che attraversa la Penisola da Nord a Sud, con 17 tappe italiane che toccheranno borghi autentici e città d’arte. Il respiro del Giro d’Italia d’Epoca conferma la sua volontà di diffusione del movimento nel panorama internazionale con la tappa nella Repubblica di San Marino (La Titanica) e ben due appuntamenti in Brasile (Lindóia e Monte Alegre do Sul), creando un ponte culturale che unisce i popoli attraverso la passione per la bicicletta vintage.
La presentazione, moderata da Roberta Carta si è svolta nel pomeriggio del 28 febbraio nel palco centrale dell’EXPO BIKE di Ferrara, con numerosi ospiti. Primo tra tutti Roberto Gueli, Co-Direttore TGR, che ha approfondito le tecniche di narrazione necessarie per raccontare eventi di ciclismo storico, mentre Giancarlo Brocci, ideatore de L’Eroica, ha ripercorso le origini e i motivi che hanno decretato la nascita del movimento eroico; Pierluigi Menna, Presidente di FIAB Italia, ha analizzato come il cicloturismo d’epoca e la mobilità dolce rappresentino oggi una nuova e autentica forma di modernità; Luciano Mazzanti, Vice delegato regionale CNIFP (Comitato Nazionale Italiano Fair Play) ed ex azzurro della maratona, ha concluso le sessioni tematiche riflettendo sull’importanza dell’etica sportiva, evidenziando come in manifestazioni di questo tipo il valore della partecipazione e del fair play prevalga sull’agonismo, rendendo “vincitori” tutti i partecipanti.
Trasformare ogni ciclista in un protagonista
La presentazione di Ferrara ha confermato che il Giro d’Italia d’Epoca 2026 si propone di trasformare ogni ciclista, quindi, in un protagonista della bellezza del mondo, capace di riscoprire segmenti di viabilità antica e borghi autentici fuori dalle rotte del turismo di massa. Sotto la guida di una leadership femminile d’eccezione, il movimento celebra la bicicletta d’epoca come lo strumento più moderno e sostenibile per decodificare il palinsesto storico e paesaggistico dei territori, garantendo che la memoria dei campioni e delle comunità locali continui a pedalare nel futuro.
«La scelta di una guida esclusivamente femminile per il Giro d’Italia d’Epoca 2026 non è un semplice dato organizzativo, ma un atto di profonda ribellione gentile, ereditata dal coraggio di pioniere come Alfonsina Strada. Abbiamo voluto rivendicare la leadership di questo movimento – dichiarano all’unisono Michela Moretti Girardengo e Gioia Bartali – per trasformare il ciclismo storico in uno spazio di riscatto: quello che per decenni è stato considerato uno sport per soli uomini, oggi rinasce attraverso uno sguardo capace di unire la grinta necessaria alla fatica con una sensibilità nuova, votata alla cura e alla protezione dei territori».













