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lunedì, Ottobre 12, 2026

Tian Shan in bikepacking: 850 km di autonomia nel cuore del Kirghizistan

I ragazzi italiani documenteranno il viaggio in Kirghizistan sui loro canali social
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Ad agosto, tre rider italiani affronteranno una spedizione bikepacking di 850 km attraverso le catene del Tian Shan, nel cuore del Kirghizistan. Si tratta di Michele Oggioni, Carlo Guzzon e Lorenzo Balconi (classe 1998). In quindici giorni, di cui tredici in sella, pedaleranno tra i 2 000 e i 4 000 m di quota, superando 12 000 m di dislivello positivo su piste sterrate, sentieri e tracce nomadi. L’itinerario tocca aree di confine poco documentate, per le quali il team ha ottenuto permessi speciali.

La missione sarà svolta in completa autosufficienza, con il supporto logistico media di Verticale Experience e l’equipaggiamento bikepacking della linea Givi Bike Adventure Line, scelto per robustezza, impermeabilità e rapidità di montaggio. Nata come celebrazione di un’amicizia ventennale, la spedizione intende esplorare un territorio remoto e mettere alla prova i limiti fisici e mentali dei partecipanti, nel solco di un cicloturismo d’avventura che privilegia lentezza, sostenibilità e documentazione accurata.

«Dopo aver attraversato l’Islanda da nord a sud in completa autonomia (11 giorni nel 2023) e un’estate 2024 priva di spedizioni, cercavamo nuovi stimoli: un contesto ancor più remoto, una sfida fisica e mentale di livello superiore. Il Kirghizistan e le vette selvagge del Tian Shan racchiudono tutto questo: paesaggi poco esplorati, quota impegnativa e logistica complessa. Viaggiare in bicicletta, inoltre, ci permette di coprire grandi distanze restando immersi nel territorio durante le due settimane a disposizione.

Ben 12.000 metri di dislivello con borse GIVI Bike

Ma come ci si prepara fisicamente e mentalmente ad affrontare 850 chilometri e 12.000 metri di dislivello in completa autonomia?
«La preparazione è stata inevitabilmente personalizzata: ognuno ha bilanciato lavoro, vita privata e uscite in bici. Carlo vive a Barcellona, quindi non siamo riusciti ad allenarci insieme prima della partenza; ci siamo ritrovati solo tre giorni prima del volo per verificare materiali e setup. L’esperienza condivisa negli anni, però, fa sì che la sinergia di squadra riemerga immediatamente. Chi ha potuto ha macinato più chilometri, chi meno si affiderà all’adattamento progressivo: la vera condizione si vedrà sulle piste sterrate oltre i 3000 m del Tian Shan. Sul piano mentale, la certezza di poter contare l’uno sull’altro trasforma il timore dell’ignoto in energia positiva.

I tre ragazzi hanno contattato Givi Bike dopo aver scoperto il brand su Instagram e condiviso con loro il progetto. GIVI Bike ha fornito tre set completi della linea Adventure, essenziali per trasportare in sicurezza tutto il materiale. Impermeabilità, resistenza e leggerezza sono requisiti imprescindibili, le temperature sfioreranno lo zero, e vento e pioggia non mancheranno. L’aggancio rapido e la modularità delle borse semplificheranno la routine quotidiana di montaggio e smontaggio.

Il viaggio diventerà un video documentario

«Documentiamo le nostre avventure dal 2020 perché ci piace fissare le emozioni in immagini e condividerle con chi è curioso di esperienze outdoor. Non pretendiamo di impartire lezioni: vogliamo piuttosto mostrare che, procedendo per gradi e con la giusta preparazione, obiettivi apparentemente “impossibili” diventano alla portata. Questa volta puntiamo a presentare il doc in alcune serate dedicate, per raccontare dal vivo cosa significa pedalare in autonomia a quelle altitudini».

«L’esplorazione, per noi, è conoscenza lenta: scoprire territori e culture in sella amplia la prospettiva e impone un ritmo umano. Con le bici siamo obbligati a fermarci, osservare, parlare. Torneremo con aneddoti, fotografie e, speriamo, un nuovo sguardo sul mondo. Vivere quindici giorni in completa autonomia, fra gioie e difficoltà, ci restituirà una percezione più nitida dei nostri limiti e delle nostre possibilità. Passeremo molto tempo fra noi e con i nostri pensieri: confidiamo che rafforzi ulteriormente l’amicizia che ci lega da vent’anni e, al contempo, la nostra crescita personale».

Al rientro, il progetto prenderà forma in un video documentario, in articoli per riviste specializzate e in una serie di serate pubbliche. L’obiettivo è offrire al pubblico del cicloturismo un racconto tecnico e insieme esperienziale. Dalla logistica in alta quota alla gestione dell’autonomia, fino alle dinamiche di gruppo che trasformano una sfida sportiva in patrimonio umano. Per i tre protagonisti, la vera conquista non sarà solo la traversata del plateau dell’Arabel, ma una nuova consapevolezza dei propri confini e delle potenzialità del viaggio in bicicletta come strumento di conoscenza. Un invito, in definitiva, a considerare il bikepacking non come semplice spostamento, ma come pratica di esplorazione responsabile e di narrazione condivisa.

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