Frutto di quindici anni di sviluppo ed evoluzione, dal 2015 in poi la Xelius ha sempre mantenuto il suo design iconico caratterizzato dal tubo sella libero e dai pendenti del carro posteriore innestati direttamente sul tubo orizzontale. Prima di concentrarci sui dettagli e sulla tecnologia 3D tubular (la denominazione del futuristico nodo sella di Lapierre) è doveroso fare una panoramica di questo nuovo modello top di gamma. Oltre allo stile, rispetto alla precedente SL3 sono rimaste invariate anche le geometrie. Osservando attentamente il telaio si può notare come la forma dei tubi sia stata modificata in modo da favorire la sua aerodinamica generale: il cono di sterzo è stato allungato e la linea smussata, disegnata nella sua parte inferiore, viene ripresa nei suoi punti d’incontro con la forcella e con il tubo obliquo; i pendenti del carro posteriore sono stati allargati, perdendo anche la forma tondeggiante della passata SL3, mentre il tubo sella è stato totalmente ridisegnato con un’inedita forma a “D”. Le forme spigolose ma eleganti e il tubo orizzontale caratterizzato dalla quasi totale assenza di inclinazione trasmettono all’osservatore un senso di velocità e uno spirito corsaiolo che non rispettano a tutto tondo le sensazioni provate in sella a Xelius DRS. Perché? Il motivo è presto spiegato: questa nuova Lapierre è capace di unire le caratteristiche racing che possono richiedere atlete ed atleti professionisti (come in questo preciso momento storico con la sponsorizzazione del team FDJ-SUEZ) ma anche amatori evoluti in cerca di una bicicletta facile da guidare e super confortevole.
La sfida che Lapierre ha dovuto affrontare durante lo sviluppo di Xelius DRS è stata quella di migliorare l’aerodinamica del telaio mantenendo il suo peso. È stata studiata una nuova sezione dei tubi in forme NACA e KammTail (per intenderci, le stesse sagome utilizzate anche nell’ingegneria aeronautica) e questa sesta generazione di Xelius è risultata più veloce sia della passata SL3 che di Aircode DRS, il modello aero del marchio di Digione. Nel test svolto tra le colline della Borgogna abbiamo pedalato sulla (quasi) top di gamma 9.0 in UD SLI e, insieme alla grande agilità garantita dall’interasse ridotto di questa Xelius DRS, è stato facile notare come questo telaio consenta di attutire le asperità dell’asfalto e invogli chi sta in sella ad allungare ogni propria uscita. La sensazione di velocità e scorrevolezza rispecchia i numeri prodotti in galleria del vento ed è altresì notevole la stabilità garantita dagli studi sul drag laterale.

La realizzazione di un nuovo manubrio integrato e specifico per Xelius DRS è stato uno degli obiettivi principali nella progettazione del modello. La linea è pulita e moderna e il peso di soli 325g – in misura 390×100 millimetri – rende giustificata l’etichetta di “ultra leggero”. Nella parte inferiore è “semi integrato” per facilitare il passaggio dei cavi e di conseguenza il montaggio e con uno sguardo attento possiamo notare il nuovo flare (la larghezza maggiorata in presa bassa) di 5 gradi.

Il vero protagonista di Xelius DRS è il tubo sella 3D Tubular: per la prima volta viene abbandonata la forma tonda e adottata una più aerodinamica sagoma “a D”. Lo scopo del tubo sella “libero” è quello di risparmiare peso e ridurre lo stress meccanico a cui è sottoposto il telaio durante la sua vita: il risultato è un design unico nel suo genere e, soprattutto, un comfort di cui difficilmente i riesce a godere su biciclette così performanti.
Infine, anche i perni passanti sono stati riprogettati in un’ottica di miglioramento dell’integrazione e di riduzione dell’impatto aerodinamico.
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