Non tutti nascono con la passione per la bici fin da bambini. Ma quello per il ciclismo è un amore vero e sincero, anche se sboccia in età più avanzata, e una volta che ti assale difficilmente ti abbandona. Questa è la storia di Simone Magni, 52enne bergamasco, che da giovane ha preferito dedicarsi ad altri sport, il calcio su tutti. Intorno ai 25 anni ha però appeso gli scarpini al chiodo e si è approcciato al ciclismo. Da allora ne è passato di tempo, ma la passione è sempre la stessa. Domenica scorsa Simone ha preso parte alla BGY Airport, storica Gran Fondo del calendario italiano, che per lui è ormai la corsa di casa a tutti gli effetti.
«Quella di domenica era la mia settima o ottava presenza. Si tratta di una corsa bellissima, dal fascino unico e inimitabile. Non è un caso se attrae ciclisti da tutte le parti d’Italia e del mondo».
La BGY Airport è una della Gran Fondo di maggiore rilevanza internazionale del nostro calendario. Al via di quest’anno erano infatti presenti 224 partecipanti stranieri, provenienti da 29 paesi diversi.
«È evidente che si respira proprio un’aria diversa rispetto alle altre corse. D’altronde stiamo parlando della ex Gran Fondo Internazionale Felice Gimondi. Il nome è cambiato, ma il prestigio e il blasone sono rimasti sia nel nostro paese, che fuori. La presenza di una folta rappresentanza di cicloamatori stranieri è da sempre un tratto distintivo della gara».
La corsa è una ghiotta occasione per poter scambiare due chiacchiere con ciclisti provenienti da culture molto diverse dalla nostra. Quest’anno, ad esempio, c’erano partecipanti provenienti dall’Australia, dagli Emirati Arabi, dalle Filippine, dal Venezuela e da tante altre parti del mondo.
«Assolutamente. Quest’anno c’erano ad esempio tanti svedesi (ben 42 domenica, ndr) e con un paio di loro mi sono ritrovato a parlare durante il pasta party. Ci siamo confrontati sulla cultura che c’è nei nostri paesi nell’andare in bici e abbiamo notato come noi italiani, ma soprattutto noi bergamaschi, siamo molto più competitivi e vogliamo sempre andare a tutta. Mentre loro vivono le Gran Fondo più come un’occasione per apprezzare il paesaggio che li circonda. Tanto che mi spiegavano come loro ogni anno cercano corse mai fatte, anche in giro per l’Europa, così da visitare sempre nuovi posti».

Qual è il punto della Gran Fondo che ti affascinano di più?
«La Val Taleggio. Nonostante sia un tratto che faccio anche spesso in allenamento, domenica era bellissima. La luce, i colori e i riflessi che c’erano nel momento in cui l’ho attraversata erano semplicemente stupendi».
Quali sono i punti di forza della BGY Airport?
«L’organizzazione. Stiamo parlando di una delle Gran Fondo meglio organizzate della stagione. Poi ha un paesaggio mozzafiato. Io sono di Bergamo e conosco bene il tracciato. Ma poter pedalare in queste zone in sicurezza, con le strade chiuse e senza traffico è impagabile. Anche perché solo così uno si può realmente godere il percorso».
Parlaci un po’ di te e di come coltivi la tua passione per il ciclismo.
«Io lavoro come dirigente per un’azienda metalmeccanica, ma da sempre pratico sport. Il calcio è stato la mia prima passione, ma a una certa età ho dovuto dire basta per una serie di acciacchi. Mentre il ciclismo è una disciplina bella anche perché la puoi praticare anche da molto grande. Attualmente mi alleno due/tre volte a settimana, in base agli impegni di lavoro e della mia famiglia».
Corri per un team prestigioso. Corretto?
«Sì. Io sono un tesserato dell’Unione Ciclistica Bergamasca, squadra dal passato glorioso. Il team è attualmente gestito dall’ex professionista Gianluca Stanga e recentemente stato riconosciuto come una delle cento società sportive più antiche d’Italia ancora in attività (il 1902 è l’anno di fondazione, ndr). Ho detto passato glorioso perché negli anni ha avuto grandi risultati anche in ambito agonistico, ma adesso si concentra solo su quello amatoriale».














