Gran Fondo tra passato, presente e futuro. Ricci risponde a Garavini: «Lavoriamo per i cicloturisti e abbiamo resilienza»

Una foto d'archivio dalle Gran Fondo della stagione 2022
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L’ampia inchiesta pubblicata da CicloTurismo sul numero di settembre sul passato, presente e futuro di gran fondo, randonnée e manifestazioni cicloturistiche ha aperto un vivace dibattito che vede coinvolti dirigenti di società organizzatrici e praticanti. Dal Pedale Bianconero, di Lugo, una delle società fondatrici del Circuito cicloturistico Romagnolo, giunge un interessante contributo di Luciano Ricci, che ne è presidente dal 2018. Con una serie di riflessioni e di approfondimenti, Ricci si rifà soprattutto all’intervista ad Aurelio Garavini, ex presidente dell’associazione Circuito Romagnolo pubblicata appunto sul recente numero della nostra rivista.

Il Circuito è stata un’idea bellissima – esordisce – che la politica locale non ha purtroppo saputo o voluto cogliere maggiormente per la valorizzazione dei nostri territori. Ho il massimo rispetto per Aurelio Garavini, che ha lavorato a lungo e ha dato tanto del suo tempo alla causa del cicloturismo, ma sono in disaccordo con alcune valutazioni che emergono dalla sua intervista. Mai come dopo l’uscita di Garavini come presidente del Circuito Romagnolo è stato perseguito l’obiettivo dell’unità fra i dirigenti delle varie società (Baracca Lugo, Avis Faenza, Tozzona Imola, Massese Massa Lombarda, Castelbolognese e Pedale Bianconero), che hanno cercato innanzitutto una forte condivisione per affrontare le nuove problematiche legate a costi, norme sulla sicurezza, coinvolgimento dei partecipanti e chiarezza di bilanci”. 

Uno dei temi più scottanti riguardava i costi di iscrizione alle gran fondo cicloturistiche. “Ci siamo ritrovati periodicamente – riprende Ricci – per valutare innanzitutto se fosse il caso di organizzare gran fondo con costi di iscrizione irrisori.  In passato ciò era possibile grazie al contributo di numerosi sponsor, ad un volontariato superattivo che rispondeva al volo alla chiamata di aiuto, ad una minore burocrazia e minori normative sulla sicurezza. Siamo stati costretti così ad aumentare le quote di iscrizione: 15 euro a prova, 40 euro per abbonamento a 4 prove. Tariffe onestissime, ridotte all’osso, eppure sono piovute critiche da parte di chi era abituato a quote di 6-7 euro. Parlavano di prezzi esagerati  ed erano  proprio magari coloro che pedalano con bici da migliaia e migliaia di euro”.

Le iscrizioni registrarono un pauroso calo. Ma perché la gente non si iscriveva? “Forse perché interessa meno il tipo di evento da noi proposto, giudicato troppo ripetitivo – ipotizza Ricci –, forse occorre un po’ di innovazione in più, forse a molti piace cambiare, forse andava migliorata la comunicazione. Dato che consigli e suggerimenti non arrivavano, siamo stati costretti a darci da fare da soli. Lavorando con ciò che si conosce e che si ha a disposizione.  La figura dei cicloturisti è un po’ cambiata nel tempo. Una comunicazione dominante ed il Covid hanno fatto chiudere le persone in se stesse. Molti, soprattutto i meno giovani, hanno ancora timore di uscire in gruppo o di partecipare ai nostri eventi. Anche il mondo dei volontari è cambiato. Mentre prima i volontari correvano, ora si fa più fatica ad averli nonostante le motivazioni che cerchiamo di dare. Questo  è un problema generale su cui lavorare veramente”. 

Secondo il presidente del Pedale Bianconero la questione del ricambio dirigenziale non esiste. “Tutti abbiamo a cuore la possibile continuazione del Circuito nel migliore dei modi – assicura – e la valorizzazione del  territorio nell’espressione della migliore ospitalità romagnola. Tutti si impegnano a fondo, senza personalismi”.

Molta attenzione è stata riservata anche allo scottante tema della sicurezza. “Abbiamo cercato di fare di tutto per far diventare il Circuito Romagnolo un esempio di bellezza e sicurezza. Fondamentali anche gli incontri pubblici organizzati a Faenza e a Lugo che hanno fatto sì che “ora i nostri ciclisti sono più disciplinati, anche se ci sono sempre le eccezioni”.  

Il Covid ha bloccato il Circuito romagnolo nel 2020 e nel ‘21 e finalmente quest’anno quattro Società (Baracca, Avisa Faenza, Castelbolognese e La Tozzona) sono riuscite ad organizzare le loro prove valide per la challenge. L’esito finale non è stato esaltante ma confortante: “Circa 4.500 iscritti in totale, un quarto rispetto ai numeri del passato, ma con un valore immenso,  Anche perché la pandemia ha causato una forte emorragia di iscritti alle varie società”.

Il Pedale Bianconero, di cui Ricci è presidente, ha dovuto rinunciare a malincuore alla organizzazione della Gran fondo Città di Lugo, che è arrivata a 21 edizioni. “Speriamo che questa rinuncia possa essere temporanea, vedremo cosa potremo fare obiettivamente in futuro.  Organizzare un evento come la Città di Lugo con gli sponsor ed i costi attuali avrebbe attualmente comportato per noi una perdita di migliaia di euro”.

Luciano Ricci sottolinea infine l’importanza dei tanto discussi social media (“Le piattaforme web sono state fondamentali soprattutto in questi periodi. Grazie a questi mezzi siamo arrivati ad avere nuovi soci in Abruzzo, Campania e Veneto”) e pone l’accento sulla decisione di aprire le attività societarie alle nuove espressioni del cicloturismo, come il fuoristrada. “La nostra è  storicamente una società di stradisti e granfondisti, ma ora abbiamo aperto al mondo della Mtb vorremmo esplorare meglio il mondo del turismo”.

Ricci non risparmia un’ultima stoccata ad Aurelio Garavini. “Non voglio alimentare polemiche, ma voglio concludere dicendo che forse Garavini non si è accorto che comunque si è lavorato, lavorato, lavorato. Finché i dirigenti lavoreranno, le società esisteranno.  Noi ci proviamo, e andiamo avanti, sicuramente sbagliando qualcosa, ma dagli sbagli cerchiamo di imparare. Si poteva fare di più? Sicuramente, si può fare sempre qualcosa di più… Non mi stanco di ripetere che ho il massimo rispetto ed enorme gratitudine per il lavoro svolto dai dirigenti precedenti, senza i quali non ci sarebbe stato il Circuito Romagnolo che ha fatto divertire decine di migliaia di cicloturisti, ma l’importante è continuare a lavorare senza sosta. E insieme. Insieme si va più lontano e si fa meno fatica. E insieme ci si può pure divertire. Il divertimento una parola forse un po’ trascurata, ma è da mettere al centro della attenzione. Noi proviamo, nel nostro piccolo e con le nostre forze ad adattarci. Mettendoci anche fantasia. Si chiama resilienza”.