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martedì, Settembre 22, 2026

Granfondo del Montefeltro, manca meno di un mese: Gubbio attende chi non vuole perdersi il gran finale

La partenza della Gran Fondo del Montefeltro nel cuore di Gubbio, con la città storica a fare da cornice.
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Gran Fondo del Montefeltro 2026, il conto alla rovescia è iniziato: Gubbio, Appennino umbro-marchigiano, due percorsi e ultima prova del Prestigio. Il calendario è quasi arrivato alla fine, ma c’è ancora una strada da percorrere e potrebbe essere una di quelle che, una volta viste, fanno pentire di non averle inserite prima nel programma.

Domenica 11 ottobre, Gubbio ospiterà la seconda edizione della Gran Fondo del Montefeltro, appuntamento conclusivo del Prestigio 2026 di Cicloturismo e occasione ancora aperta per chi vuole chiudere la stagione con una granfondo diversa dalle solite. Le iscrizioni sono ancora aperte e, a questo punto, la domanda è abbastanza semplice: vale davvero la pena lasciarsela raccontare dagli altri?

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L’ultima prova del Prestigio, ma non soltanto per chi cerca lo scudetto

Per chi sta inseguendo il Prestigio 2026, il conto alla rovescia è particolarmente importante: Gubbio sarà infatti l’ultima tappa del circuito, quello che quest’anno celebra la sua trentesima edizione. Per conquistare lo scudetto, il regolamento considera i percorsi lunghi delle prove previste dal calendario (Cicloturismo). Ma sarebbe riduttivo pensare alla Gran Fondo del Montefeltro come a una semplice gara da spuntare sul calendario.

Anche perché la prima edizione, disputatasi nell’ottobre 2025, aveva già lasciato una buona impressione: circa 700 partecipanti e un percorso capace di convincere proprio per la combinazione fra difficoltà, ambiente e qualità delle strade. E quest’anno la formula è stata confermata.

Due percorsi, niente complicazioni: un medio da circa 80 chilometri e 1.440 metri di dislivello e un lungo da circa 138 chilometri con oltre 2.000 metri di dislivello. Una scelta che permette di affrontare la giornata secondo le proprie gambe, senza trasformare l’evento in una gara a tutti i costi.

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La vera sorpresa? Il modo in cui si pedala qui

Chi è abituato a scegliere una granfondo guardando prima di tutto chilometri e dislivello potrebbe fermarsi ai numeri, mentre è quando si guarda la strada che cambia la prospettiva. Il percorso attraversa infatti l’Appennino umbro-marchigiano, muovendosi fra Gubbio, Pietralunga, Pianello, Serravalle di Carda, Piobbico, Acqualagna, Cagli e Cantiano, prima del ritorno verso Gubbio. 

E qui entra in gioco uno degli aspetti sottolineati anche dagli organizzatori: non è una granfondo estrema. Le salite ci sono, eccome, ma non bisogna immaginare una successione di muri impossibili. Il carattere del percorso sta piuttosto nella continuità e nella possibilità di pedalare su strade che, soprattutto in questa stagione, diventano parte integrante dell’esperienza.

Il Nogna apre il lungo con 5,3 chilometri al 5,4% medio, poi arrivano il Valico Pantani, la lunga Serravalle di Carda – prevista sul lungo – e la più breve ma decisamente più cattiva Moria, 2,2 chilometri al 9,2% medio. Più avanti ci sono il Valico di Scheggia e la Cima del Bottaccione. 

E poi c’è l’autunno. I colori dell’Appennino in ottobre e i recenti interventi sull’asfalto sono proprio alcuni degli elementi che, secondo l’organizzazione, hanno colpito maggiormente i partecipanti della prima edizione.

Gubbio vale già il viaggio

Poi c’è un’altra questione che spesso, quando si parla di granfondo, viene messa in secondo piano: dove si va a pedalare. Gubbio non è semplicemente il punto segnato sulla cartina dove mettere la partenza e il traguardo, è una città che merita una visita anche indipendentemente dalla bicicletta, con il suo centro storico e il patrimonio artistico che caratterizza uno dei borghi più importanti dell’Umbria. Ministero della Cultura

Ed è proprio questo uno dei motivi per cui il weekend può essere interessante anche per chi non pedala. L’organizzazione ha predisposto strutture alberghiere, ristoranti e servizi convenzionati, mentre il programma del fine settimana comprende anche iniziative collaterali. Tra queste, è prevista una pedalata con persone con disabilità nella giornata precedente alla gara. Insomma, c’è un motivo per arrivare a Gubbio già dal Venerdì e non soltanto qualche ora prima della partenza.

L’autunno dell’Appennino umbro-marchigiano accompagna i granfondisti lungo le strade del Montefeltro.

Gubbio-Acqualagna-Gubbio: anche il territorio entra nel percorso

Il nome stesso della manifestazione racconta una parte importante dell’esperienza: Gubbio-Acqualagna-Gubbio. Acqualagna è uno dei territori italiani maggiormente legati al tartufo e l’appuntamento di ottobre cade proprio nel periodo in cui il tartufo bianco diventa uno dei protagonisti della stagione gastronomica locale. L’itinerario ciclistico diventa quindi anche un modo per attraversare un territorio dove sport, tradizione e cucina sono strettamente collegati. 

Dopo la fatica, invece, ci sarà un pasta party che l’organizzazione punta a riproporre sulla scia del gradimento ricevuto nel 2025, con una proposta che guarda ai sapori del periodo e del territorio. Fra i primi piatti è prevista anche polenta con funghi e salsiccia, insieme ad altre proposte.  È un dettaglio apparentemente piccolo, ma fa la differenza quando una granfondo vuole essere qualcosa in più della semplice sequenza ritiro pettorale–partenza–arrivo–macchina.

Se eri indeciso, questo è il momento

Manca ormai meno di un mese, ed è proprio questa la fase in cui una granfondo rischia di sfuggire: il calendario è già pieno, la stagione sembra praticamente conclusa, magari si pensa di rimandare tutto al prossimo anno.

La Gran Fondo del Montefeltro nasce invece con caratteristiche che la rendono interessante proprio in questo momento della stagione. È l’ultima tappa del Prestigio, ma anche una destinazione da scoprire. È una granfondo impegnativa senza essere estrema, immersa in un paesaggio che in autunno cambia completamente volto. Ed è un weekend che può funzionare anche per chi accompagna.

La prima edizione ha dimostrato che il percorso può lasciare il segno. La seconda è l’occasione per capire se quella sensazione viene confermata. E per chi non è mai stato a Gubbio, forse la domanda giusta non è «perché dovrei andare?». È «perché dovrei farmela raccontare?»

Le iscrizioni sono ancora aperte.

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