
Giuseppe Bovo, direttore generale di Nalini, torna dal Giappone con un risultato di grande valore: il settimo posto ai Campionati del Mondo UCI Gran Fondo 2026. La prestigiosa manifestazione sportiva si è svolta dal 26 al 30 agosto a Niseko, sull’isola di Hokkaido, e ha riunito atleti da tutto il mondo su un percorso particolarmente selettivo. A soli 21 secondi dal vincitore, Bovo racconta la preparazione, la gara e ciò che un’esperienza così lontana da casa lascia non solo dal profilo strettamente agonistico.
Tre parole per definire la tua esperienza?
«Ne voglio usare una sola: grande soddisfazione».
Che tipo di allenamento è servito?
«La preparazione non si costruisce di certo nell’ultimo mese, ma durante tutto l’anno. Approfittando del periodo di chiusura estiva di Moa Sport, mi sono allenato intensamente e costantemente e l’ho fatto nella mia regione, l’Alto Adige, in sella circa cinque ore ogni giorno, con almeno 2.000 metri di dislivello quotidiani. Era necessario arrivare pronti per un percorso molto impegnativo: zero pianura: solo salite e discese. Decisamente nelle mie corde.
Cosa ricordi della fase finale della gara?
«A 20 chilometri dal traguardo, eravamo in 15-16 corridori. L’ultimo chilometro, in leggera salita, ha “sgranato” ulteriormente il gruppo: ho chiuso al settimo posto, a soli 21 secondi dal vincitore. Peccato soltanto per la totale assenza di tifo lungo il percorso».

Dettagli sul kit Nalini indossato per la gara?
«Ho indossato la nostra Skin Speed jersey nei colori della Nazionale, abbinata al pantaloncino XSkin Speed Bibshort della linea top di gamma Ergo. Una soluzione pensata per garantire la massima espressione della velocità e una gestione ottimale della sudorazione, fondamentale in un clima caratterizzato da un tasso di umidità estremamente elevato».

Cosa ci si porta a casa dopo un’esperienza del genere?
«Esperienze in Paesi come Australia, Cina o Giappone insegnano quanto sia importante lo spirito di adattamento. Cambiano le abitudini, il fuso orario, il cibo e il modo di vivere la trasferta, ma sapersi adattare è uno dei segreti per ottenere i risultati migliori. È un insegnamento che vale nello sport come nel lavoro e nella vita in generale».
«Nei primi due giorni ho trovato pioggia. Potevo rifugiarmi in hotel, ma invece sono uscito con la mia bici, mi sono abituato rapidamente alle condizioni meteo e ho imparato a conoscere l’asfalto locale quando è viscido e quindi insidioso».
È anche vero che non ci si sente mai al cento per cento, ma non ci sono scuse: tutti gli atleti affrontano le stesse difficoltà, meglio adattarsi rapidamente. È un approccio prima di tutto mentale.













