Sulla battaglia promossa da Giancarlo Brocci e dall’Eroica contro l’asfaltatura delle celeberrime strade bianche del Senese, interviene un supereroico di vecchia data, il modenese Luigi Candeli, 77 anni, oculista in pensione. Lui l’Eroica l’ha fatta diciotto volte. Sì, diciotto. Consecutive. L’ultima quest’anno. E vuole arrivare assolutamente al traguardo delle venti, fissato per il 2026. Il suo debutto avvenne nel 2006. Poi, per non rompere la catena nell’anno in cui la classicissima di ottobre dovette essere annullata a causa del Covid, decise di partecipa all’Eroica Dolomiti. Con quella, il totale passa a 19 edizioni.
“E’ un vero peccato che si stia affermando questa tendenza a cancellare le strade bianche – sottolinea Candeli –. Sono un patrimonio inestimabile da tutelare a tutti i costi. Ho visto in rete le foto di quel tratto che è stato recentemente asfaltato e devo ammettere di essere rimasto sconvolto. E’ orribile, nero come la pece, fa a pugni con il paesaggio. E’ poi è lungo, non è proprio breve. C’è da sperare, ed ho buone ragioni per essere ottimista, che il fondo venga modificato, con un rivestimento più consono alle strade bianche. Dal punto di vista ambientale quel troncone è uno dei più belli dell’Eroica. Lo si percorre con il lungo e c’è rimanere incantati. Favoloso. E’ un tratto ripido lungo un rettilineo fiancheggiato dai cipressi, ha le carte in regola per essere considerato uno dei simboli dell’Eroica”.

Luigi Candeli ritiene che nella decisione di asfaltare quel tratto di strada bianca ci sia lo zampino della proprietà di una catena di resort che di recente ha realizzato alcune strutture alberghiere in prossimità del vialone e che veda la polvere circolante come una penalizzazione all’attività. “Io sono profondamente contrario – dice il supereroico – e mi unisco a Brocci, che vede compromesso un tratto fondamentale della sua creazione, ma mi asterrei dal condannare tout court la decisione presa. Le strade bianche dell’Eroica sono talvolta fiancheggiate da alcuni piccoli borghi, i cui residenti devono convivere quotidianamente con degli enormi polveroni che li infastidiscono, sollevati dai mezzi di passaggio. A chi percorre quelle strade non sarà sfuggito che le case a lato strada sono tutte completamente bianche, imbiancate. Non vengono neanche più lavate, perché la patina si riforma in men che non si dica. E’ inevitabile considerate anche le esigenze di chi abita in quelle zone. La soluzione migliore resta, a mio avviso, una sistemazione del fondo stradale con un materiale che lo renda visivamente simile allo sterrato originale”.

L’importante, secondo Candeli, è che quest’episodio non sia il primo un cattivo esempio, destinato ad incentivare una lunga serie di asfaltature e di cancellazioni di strade bianche. “Sarebbe una tragedia – esclama –. Bisogna non essere ideologicamente contrari alle migliorie stradali, ma occorre anche evitare che chi si batte per un asfaltatura selvaggia inizi con prendersi una mano ed arrivi poi al braccio”.
Candeli non nasconde che, come partecipante all’Eroica, ha sempre avuto modo di apprezzare qualche tratto asfaltato, magari anche di breve durata, che andasse a interrompere il continuum degli sterrati. “Danno un po’ di tregua alla sofferenza – riconosce -. Va bene che all’Eroica deve sempre prevalere l’eroismo, ma se i patimenti sono eccessivi si sconfina nel masochismo. Quando si avvista all’orizzonte un po’ di asfalto si tira un sospiro di sollievo e scappa un… meno male”.
Luigi Candeli è un eroico, un cicloturista, un randonneur, insomma un cultore dello sport del pedale a 360° gradi. Nel suo curriculum figurano tante gran fondo, tanti brevetti, tante Eroiche, tre Parigi-Brest-Parigi, la 1001Miglia, la Londra-Edimburgo-Londra, la Amburgo-Berlino-Colonia ed un mare di altre perle. Tra i suoi più bei ricordi, la prima Eroica, nel 2006: “Era per me un salto nel buio. Tanto sterrato in una sola volta da farmi temere un’indigestione. Ma se di indigestione s deve parlare allora si può soltanto fare riferimento a quegli incredibili ristori, unici, che solo l’Eroica sa allestire, in cui è un peccato rinunciare a qualcosa. Non puoi mangiarli solo con gli occhi, troppo è il piacere di degustarli concretamente”.
L’Eroica è stata per lui un mezzo di ineguagliabile efficacia per fare amicizie ciclistiche. “Ogni anno la faccio con una compagnia diversa. L’ultima, pochi giorni fa, con un amico inglese. Nel 2023 fu la volta di un giapponese. Le strade bianche sono un luogo di incontro e di socializzazione senza pari”.
Sempre sulla stessa bici. Tutte le diciotto edizioni dell’Eroica. Una Cinelli Corsa degli anni Settanta che ebbe in regalo dal babbo quando aveva 17 anni. “Sono affezionato a quella – conclude Candeli -. Non ho mai cambiato anche perché non sono un collezionista, uno che ha l’ambizione di presentarmi ogni anno a Gaiole in Chianti con una bici nuova. Questa Cinelli mi ha portato in giro per tutt’Europa, ho scalato Alpi e Pirenei, non me ne stacco. Sarà la mia bici anche per l’Eroica numero 19 e numero 20”.













