Modernità e tradizione sono due dei tratti distintivi di Gios Torino. Un marchio che è inconfondibile sia per il tipico colore blu con il quale vengono “ornati” gran parte dei telai che escono dalle officine di Torino, sia ovviamente per quel richiamo ad una tradizione perlomeno gloriosa.
Sulle biciclette blu hanno corso fior di campioni del passato. Una lista che comprende tra gli altri Roger De Vlaeminck, Roberto Heras, Fernando Escartin, Stephen Roche, Roberto Visentini, Andy Hampsten, Fons De Wolf… E tanti altri. L’attenzione la concentriamo su un segmento che la storica azienda torinese sta ampliando in questi ultimi anni con grande successo: quello del gravel.

La Gios Rally Dynamic
Quella in foto è una gravel che unisce la bellezza della tradizione (e di una costruzione totalmente artigianale) alle ultime soluzioni in merito al segmento allroad. Ovviamente viene realizzata in acciaio, partendo da una base formata dalle tubazioni Columbus Spirit HSS, poi opportunamente modificate per andare incontro alle esigenze del brand torinese.

In particolare spicca il tubo sterzo conico, che contempla appunto il passaggio interno dei cavi, le sagome soprattutto della zona del carro posteriore e il nuovo forcellino, specifico per un utilizzo con i freni a disco.
Tra l’altro il passaggio interno dei cavi richiama ad una primissima sperimentazione avvenuta negli anni ’80, quando Aldo Gios ideò delle soluzioni per il transito dei cablaggi sul modello Aerodynamic. Da qui anche il nome di questo modello di gravel, che in parte richiama quella bicicletta.

Parte del valore aggiunto che assume questo telaio è anche dato dalla totale artigianalità della realizzazione. Esclusivamente su misura, in base alle specifiche del cliente, e con saldature molto curate che rappresentano quel tocco in più in grado di impreziosirlo notevolmente.
Il telaio viene realizzato per ospitare coperture da 42 millimetri di sezione. Quindi perfettamente adatte a quelle da 40, che sono a tutt’oggi la soluzione maggiormente battuta da chi si dedica ad un gravel tutto sommato tradizionale, che comprende sentieri di variegata difficoltà ma in fondo scorrevoli.

Non mancano poi dettagli molto utili. Il ponticello di rinforzo che si trova immediatamente dietro al movimento centrale, ad esempio, irrigidisce tutto il retrotreno e lo rende maggiormente reattivo, pur permettendo di mantenere intatte le qualità elastiche dell’acciaio.
Nel gravel, infatti, l’acciaio ha ben più che ragione di esistere rappresentando una soluzione tecnica a tutti gli effetti. Può essere tranquillamente accostato a carbonio e alluminio in quanto a opzioni di scelta, e garantisce solidità e comfort, fattori molto apprezzati nel mondo dei gravellisti.
Non solo, sul telaio si trovano anche i fori per borse e parafango. Ma tutti questi sono dettagli che poi possono essere customizzati dal cliente finale, così come la presenza di un eventuale deragliatore.

Infatti la bicicletta, così come si vede in foto (prezzo completa 7.500 euro), rappresenta un biglietto da visita eccelso per il Made in Italy. Troviamo per la trasmissione il Campagnolo Ekar monocorona a 13 velocità e le ruote Campagnolo Levante con coperture Vittoria Terreno Zero. Senza dimenticare la forcella Gera di DedaElementi che firma anche la componentistica, e la sella di Selle Italia.
Un prodotto tutto italiano, dalla A alla Z, che farà felici i gravellisti che amano l’acciaio, la tradizione e l’avventura.














