Vedere e farsi vedere. Per chi pedala di notte, sia per diletto che pert necessità. Le regole sono inderogabili. L’ebbrezza della bici in notturna non ha pari, ma la necessità di adottare tutti i mezzi per tutelare la propria incoluimità non può essere oggetto di discussione. Proliferano, e sempre di più, gli eventi che prevedono notti in sella, poi con l’imminente arrivo dell’autunno le giornate si accorceranno e con il cambio dell’ora saranno in tanti a dover effettuare al buio, dopo il lavoro, i propri allenamenti. Non sono pochi poi quelli che proprio al lavoro si recano in bici e che o all’andata o al ritorno pedalano in assenza di luce solare.
La quiete notturna ha un fascino indiscutibile, ma con qualsiasi tipo di bicicletta ci si trovi a pedalare al buio occorre preoccuparsi di equipaggiar sia il mezzo sia noi stessi con dispositivi finalizzati allora a vedere a farsi vedere. Luci anteriore e posteriore, indumenti catarifrangenti e caschetti con luce. Ma, volendo, c’è poi altro materiale da aggiungere.
L’impianto di illuminazione è importantissimo, sia quello posteriore, per essere visti, che quello anteriore, tanto per vedere quanto per essere visti. E’ non solo consigliato ma reso obbligatorio da un articolo del Codice della Strada. Le luci devono essere scelte anche in funzione dei percorsi che si vanno ad affrontare. Sul manubrio va applicato un faretto al led a luce bianca.
Il mercato ne offre in grande quantità, quelle di ultima generazione hanno le batterie al litio e la ricarica USB. Sono catalogate in base ai lumen, l’unità di misura della luminosità. Si va da 80 a 1.600 lumen e ovviamente molto diversa è la profondità visiva garantita. Con un modello da 1.600 lumen si riesce a vedere di notte tutto ciò che c’è davanti a sé per almeno 15-20 metri.
Per chi pedala nel centro cittadino possono essere sufficienti 200 lumen, in periferia non si dovrebbe scendere sotto i 400, sulle strade extraurbane è fondamentale disporre di almeno 800 lumen. Esistono ancora sul mercato modelli di luci alogene o alle xeno, ma sono considerate ormai superate perché poco pratiche.
Anche gli ultimi modelli di luci posteriori hanno alimentazione USB,che garantisce una ricarica rapida, e sono impermeabili. Per avere la certezza di essere ben visti occorre una buona luminosità, non eccessiva, però, per evitare di accecare chi viaggia alle nostre spalle. Montare luci deboli o difettose rappresenta un grave pericolo. I dispositivi odierni più diffusi sono quielli a led (lumen compresi tra 100 e 150), molto luminosi ma a basso consumo. I modelli più sofisticati sono addirittura dotati di sensori di velocità e di frenata, che consentono di rilevare la presenza del ciclista sulle strade anche meno illuminate.
La dotazione del ciclista notturno va infine completata con un giubbino (o gilet) con bande riflettenti. Altri accessori salvavita possono essere i caschi dotati di luce posteriore a led (ne esistono poi anche con illuminazione frontale), i braccialetti e le cavigliere catarifrangenti.











