
Il ciclismo, quando graffia la strada e riscalda i cuori, non è mai soltanto una questione di rapporti, watt o volate. Diventa memoria viva, racconto di un popolo, abbraccio che stringe due emisferi. La 33ª edizione della Corsa per Haiti, andata in scena domenica 17 maggio 2026, ha incarnato tutto questo, trasformando gli 830 corridori al via in un’unica, straordinaria carovana di passioni e di valori. Un dato importante è che il 20 per cento dei partecipanti ha scelto la tessera giornaliera. Valorizzando quindi la qualità dei servizi dell’evento, la bellezza del territorio e il rapporto di stima creatosi con Help Haiti. Da sempre infatti la manifestazione dedica attenzione a tutti, anche agli ultimi del gruppo.
La novità forte, dal profondo significato simbolico, è stata la scelta della linea di partenza e d’arrivo: Gemona del Friuli. Non una località qualunque, ma il cuore pulsante e la capitale morale della ricostruzione. Quest’anno, l’evento si è inserito con vibrante intensità nelle celebrazioni per il 50° anniversario del Terremoto del Friuli (1976-2026). Cinquant’anni da quel tragico “Orcolat” (il mostro che vive nelle viscere della terra, nell’immaginario friulano) che scosse le fondamenta della Pedemontana, ma che non riuscì a piegare l’anima della sua gente.
Un territorio che insegna la resilienza
Vedere il serpentone colorato transitare sotto la maestosa facciata del Duomo di Santa Maria Assunta a Gemona, o sfrecciare tra le mura medievali di Venzone, ha regalato pelle d’oca collettiva, ricalcando nei primi chilometri le stesse strade che verranno percorse il 30 maggio 2026 dalla penultima e decisiva tappa del Giro d’Italia, che poi terminerà sul Piancavallo. I tracciati hanno accarezzato i luoghi del cratere del ’76: da Bordano, la terra delle farfalle, fino ai passaggi aspri e spettacolari della Sella Chianzutan e del celebre Monte di Ragogna, per poi planare sulle colline di San Daniele.

Questo è il Friuli della resilienza: un territorio che mezzo secolo fa ha ricevuto l’aiuto del mondo intero e che oggi, con dignità e orgoglio, ha saputo ricostruire non solo i propri borghi pietra su pietra, ma anche un tessuto commerciale, culturale e turistico che fa scuola a livello internazionale. Oggi la carovana ciclistica promuove un paesaggio mozzafiato, dove la natura incontaminata si sposa con lo spirito d’impresa e l’ospitalità delle comunità locali.
Il verdetto della strada: i risultati sportivi
Dal punto di vista prettamente agonistico, la corsa non ha tradito le attese dei puristi del pedale, valida anche come prova del circuito Alpe Adria Tour e dei prestigiosi circuiti nazionali. La Mediofondo, inoltre, ha assegnato i titoli del Campionato Italiano dei Vigili del Fuoco, un ulteriore e doveroso omaggio a chi, nel 1976, fu in prima linea tra le macerie.
Granfondo (125,3 km)
Il percorso lungo ha letteralmente infiammato la corsa sulle rampe della Chianzutan e sul muro finale di Montenars. Al traguardo di via Velden la vittoria ha parlato sloveno grazie alla stoccata regale di Miran Kovačič (Swatt Club), capace di regolare in una volata al cardiopalma Matteo Camerotto per un solo secondo. Tra le donne, prestazione maiuscola e solitaria di Elisa Benedet, che ha inflitto distacchi importanti alle dirette inseguitrici. Straordinari i tempi di gara: ogni più ambiziosa tabella di marcia è stata surclassata dalla velocità dei primi, con Kovačič capace di arrivare al traguardo con il tempo di 3h26’16”, correndo a oltre 36 km/h di media.


Mediofondo (101,1 km)
Sul percorso medio la zampata vincente porta la firma dell’aostano Wladimir Cuaz (Cicli Lucchini), autore di una prova di forza magistrale chiusa in solitaria, anticipando il plotone degli inseguitori regolati da Alberto Baesso. Nella gara femminile, trionfo netto per Elis Simeon.
Solidarietà senza confini: Scarponi, Help Haiti e Pane Condiviso
Il vero capolavoro organizzativo firmato dall’Asd Chiarcosso – Help Haiti, guidata dal patron Sante Chiarcosso, risiede però nella straordinaria rete di solidarietà intessuta a Borgo Haiti, allestito nella zona del polisportivo gemonese e capace di ospitare un migliaio di persone. La manifestazione ha celebrato una doppia e nobile alleanza.
La prima con la Fondazione “Michele Scarponi” Ets, presente ufficialmente a Gemona per ribadire, nel ricordo mai spento dell’indimenticabile campione marchigiano “l’Aquila di Filottrano“, l’importanza fondamentale della sicurezza stradale e della tutela dei ciclisti, legando la Corsa per Haiti alla Combinata del Levante.

La seconda, ormai un binomio inscindibile in tutte le manifestazioni della Asd Chiarcosso Help Haiti, con la Pane Condiviso Odv. Tutto ciò che verrà ricavato dell’evento andrà a sostenere i progetti umanitari nei territori caraibici devastati dalla crisi e in mano alle bande armate dove la vita è precaria. Una missione portata avanti in sinergia storica con l’organizzazione di volontariato di Pasian di Prato (UD), coordinata dalla presidentessa Ivana Mary Agosto, che si traduce nel finanziamento concreto di scuole, assistenza sanitaria e presidi per l’infanzia, in primis il “Progetto Kay“, sull’isola di Haiti, costruito per dare un tetto alle povere bambine di strada, togliendole dal degrado e dando loro un’opportunità di sicurezza e di scolarizzazione.
Arrivederci al 2027
Andata in archivio l’edizione numero 33 della Corsa per Haiti, che sarà abbinata anche alla Gravel per Haiti, in programma a settembre 2026, l’appuntamento è già fissato tra dodici mesi. Ci sono parecchie possibilità che Gemona del Friuli e i territori della Pedemontana Friulana possano ospitare anche la Corsa numero 34, a maggio 2027. Il percorso ha convinto tutti, partecipanti e tifosi: il popolo di Help Haiti è già pronto a fare il bis.











