C’è un momento, alla partenza della Gran Fondo Tre Valli Varesine, in cui il battito cardiaco non è solo quello della gara. È quello dell’attesa. Perché qui non si pedala soltanto contro il tempo o contro gli avversari: si pedala dentro un territorio che sembra disegnato apposta per il ciclismo.
La partenza da Varese, nel cuore elegante della città giardino, è già una dichiarazione d’intenti. I corridori scattano tra palazzi storici e viali alberati, lasciandosi alle spalle i Giardini Estensi, mentre il pubblico accompagna i primi chilometri con un tifo che sa di classica del Nord. È il prologo urbano, quello che scalda le gambe ma soprattutto gli occhi.
Poi la corsa prende respiro. E cambia ritmo.
Verso la Valganna: il primo assaggio di natura
Uscendo da Varese, il gruppo si allunga in direzione della Valganna, una delle porte verdi della provincia. Qui la strada si stringe, il bosco avvolge i ciclisti e il rumore della città lascia spazio al fruscio delle ruote sull’asfalto.
È il primo passaggio simbolico della gara: quello in cui si entra davvero nella dimensione della Gran Fondo. Non è più solo competizione, è immersione. E mentre le gambe iniziano a lavorare, lo sguardo si perde tra pareti rocciose e scorci selvaggi.
L’Alpe Tedesco: la salita che racconta il territorio
Arriva presto uno dei momenti chiave: la salita dell’Alpe Tedesco. Non è solo un punto tecnico del percorso, ma un vero spartiacque emotivo. Qui la gara si seleziona, il ritmo cambia, e ogni ciclista inizia il proprio viaggio personale.

Però, basta alzare lo sguardo per capire perché questa fatica vale ogni watt speso: la vista si apre sulle valli, sui boschi fitti e sulle linee morbide delle Prealpi varesine. È il classico tratto in cui la bellezza distrae dalla fatica; o forse la amplifica!
Verso il confine: Cuasso al Monte e Porto Ceresio
Dopo la salita, la discesa porta verso Cuasso al Monte, tra curve tecniche e scorci che alternano piccoli borghi e natura incontaminata. È un tratto veloce, quasi liberatorio. E poi, improvvisamente, si apre uno dei panorami più iconici della Gran Fondo: Porto Ceresio. Qui il Lago di Ceresio compare come una sorpresa scenografica, incastonato tra montagne e confine svizzero.
Il passaggio sul lungolago è uno di quei momenti che restano impressi. Il pubblico si stringe vicino alla strada, il blu dell’acqua accompagna i corridori e per qualche secondo la gara sembra sospesa, come se il tempo rallentasse.
Tra laghi e strade che raccontano storie
La Gran Fondo Tre Valli Varesine è un viaggio continuo tra acqua e terra. Non è un caso: questa provincia è un mosaico di laghi, colline e piccoli centri che si susseguono senza soluzione di continuità.
I ciclisti costeggiano tratti lacustri, attraversano paesi che vivono di ciclismo e respirano un’atmosfera autentica. Qui il pubblico non è spettatore: è parte della corsa. Ogni incitamento, ogni applauso, ogni campanaccio diventa energia.

Il rientro verso Varese: quando la gara incontra la storia
Dopo chilometri di saliscendi e panorami, il ritorno verso Varese segna l’inizio del finale. Si rientra passando dalle zone del lago di Varese, con scorci ampi e luminosi che accompagnano gli ultimi sforzi.
La città riaccoglie i ciclisti come una cornice perfetta: le strade si riempiono, il ritmo cresce, la tensione sale. È qui che la gara torna protagonista, ma senza perdere il filo della narrazione che l’ha accompagnata fin dall’inizio.
L’arrivo: una linea che unisce sport e territorio
L’arrivo, di nuovo nel cuore cittadino, è molto più di un traguardo. È il punto in cui si chiude un cerchio: quello tra sport, paesaggio e identità. Perché la Gran Fondo Tre Valli Varesine non è solo una gara. È un racconto in movimento. Un’esperienza che unisce la sfida personale alla scoperta di un territorio unico, capace di sorprendere curva dopo curva.
E quando si taglia il traguardo, resta una certezza: qui non si è pedalato soltanto. Si è viaggiato.
Per maggiori informazioni: https://trevallivaresine.info/gran-fondo-tre-valli-varesine-uci-world-series/












