C’è anche chi il Giro d’Italia lo ha fatto da solo, senza gregari, senza ammiraglia, senza massaggiatori né meccanici. Insomma, senza. Erano soltanto lui e la sua bicicletta. Stiamo parlando di Giuseppe Puglisi, 61 anni, siciliano come Vincenzo Nibali.

Giuseppe vive a Mascali, che quasi cent’anni fa (era il 1928) fu cancellata dall’eruzione dell’Etna. Nella vita ha due figli ormai grandi, lavora in banca e per il suo Giro d’Italia ha preso le ferie, «me le sono giocate tutte in una volta». È partito il 5 maggio da casa sua, in provincia di Catania, ed è arrivato tre settimane dopo, il 27, al passo dello Stelvio. Anzi, 4,4 chilometri prima. «Non sono riuscito ad arrivare in vetta, purtroppo. Pensavo che fosse chiuso, così non mi sono portato cibo a sufficienza e sono finite le forze… In effetti la strada era chiusa ma si passava. Pazienza, in ogni caso è stata un’esperienza fantastica». Non aveva organizzato niente, «sapevo soltanto che sarei partito il 5 e arrivato il 27, tutto il resto era da scrivere». Quando si sentiva stanco cominciava a telefonare per trovare un posto per la notte, «prima i bed and breakfast, per spendere meno, poi passavo agli hotel, una volta ero talmente fradicio che mi sono fermato nel primo che ho visto».

Ha percorso 2.042 chilometri, ha preso in pieno l’alluvione che ha colpito la Romagna, ha superato 9.678 metri di dislivello, ha pedalato per 124 ore e 40 minuti, «stanco ma felice». L’avversario irriducibile Giuseppe l’ha trovato nel maltempo, nei suoi appunti di tutte le prime due settimane è l’acqua caduta dal cielo la vera protagonista.
Giuseppe si è caricato 37 chili tra bici e bagaglio, «ho pagato il fatto che era la prima esperienza di questo tipo, così mi sono portato dietro anche il superfluo: avevo preso 4 di ogni cosa, la prossima volta riduco a 2». Piano piano si è alleggerito, «alla fine ho perso 5 chili».

Il bello dell’impresa di Giuseppe è che ha cominciato ad andare in bici soltanto tre anni fa. «Prima correvo a piedi. Poi ho avuto un problema alla retina e non posso più fare grandi sforzi». Il Giro d’Italia in bici per Giuseppe non è un grosso sforzo, anche perché la quantità non sembra fargli paura. «Facevo le maratone. Ne ho corse 72 in 25 anni. La più bella? Potrei dire New York come fanno tutti, certamente ha un fascino notevole. Ma io dico Berlino: stupenda, organizzata da paura». Un personale di 3h00’12”, «per dodici secondi non sono riuscito a scendere sotto le tre ore». È un po’ come sullo Stelvio, gliene è mancato un pezzettino, ma quello che conta è averlo fatto. A Cervia si è preso un giorno di riposo, «a Ravenna ho fatto la statale, era l’unica strada aperta, acqua dappertutto». Ha sorpreso anche se stesso, «prima di partire ero entusiasta, poi alla partenza sono venuti i miei amici a salutarmi e mi sono reso conto di quello che facevo: volevo provare qualcosa a me stesso».

Il Giro d’Italia non era il primo cicloviaggio, Giuseppe aveva già fatto il Giro dell’Umbria (quella volta con un amico) e due anni fa aveva pedalato da Mascali alla Costiera Amalfitana. Al Giro lo Stelvio è stata la sua Cima Coppi, «curva dopo curva sarei arrivato in cima senza quella crisi di fame». Giuseppe è innamorato delle Dolomiti, ma sognava il Gargano, «dall’alto la costa è bellissima». Nella tappa lucana, da Policoro a Pisticci, ha cominciato la giornata con una foratura e Google Maps lo ha fatto pedalare tra campagne, pecore e cani. Ha trovato la meraviglia in tappe apparentemente piatte: il giorno 18 è andato da Ferrara a Mantova, «non so quale delle due città sia la più bella». Ha fatto il turista sul lago di Garda, e su quello di Resia ha visto Curon, con il suo campanile che emerge dalle acque.

Incontri? Pochissimi, «anche perché ormai hanno tutti la e-bike, e vanno». Tornato a casa, Giuseppe continua ad allenarsi, «in settimana corricchio a piedi, nel fine settimana esco in bici, non tantissimi chilometri, ma qui c’è l’Etna per cui è tutta salita». Il prossimo giro lo sta già immaginando: una cosa è sicura, sarà ancora sulle Alpi, «il Friuli, l’Austria e la Slovenia oppure dalla parte opposta, tutto a ovest».
Il giro d’Italia di Giuseppe
Primo giorno – Mascali (Catania)-Bova Marina (Reggio Calabria), km 141
Secondo giorno – Bova Marina-Marina di Davoli (Catanzaro), km 123
Terzo giorno – Davoli Marina-Crotone, km 103
Quarto giorno – Crotone-Fiumarella (Catanzaro), km 107
Quinto giorno – Fiumarella-Policoro (Matera), km 114
Sesto giorno – Policoro-Pisticci (Matera), km 34
Settimo giorno – Pisticci-Altamura (Bari), km 64,5
Ottavo giorno – Altamura-Manfredonia (Foggia), km 137
Nono giorno – Manfredonia-Vieste (Foggia), km 54,5
Decimo giorno – Vieste-Lesina (Foggia), km 90
Undicesimo giorno – Lesina-Fossacesia (Chieti), km 98
Dodicesimo giorno – Fossacesia-Giulianova (Teramo), km 101
Tredicesimo giorno – Giulianova-Massignano (Ascoli Piceno), km 43
Quattordicesimo giorno – Massignano-Senigallia (Ancona), km 113
Quindicesimo giorno – Senigallia-Cervia (Ravenna), km 109
Sedicesimo giorno – riposo a Cervia
Diciassettesimo giorno – Cervia-Ferrara, km 113
Diciottesimo giorno – Ferrara-Mantova, km 97
Diciannovesimo giorno – Mantova-Toscolano Maderno (Brescia), km 78
Ventesimo giorno – Toscolano Maderno-Pergine Valsugana (Trento), km 103
Ventunesimo giorno – Pergine Valsugana-Bolzano, km 68
Ventiduesimo giorno – Bolzano-Silandro (Bolzano), km 63,6
Ventitreesimo giorno – Silandro-Stelvio (Sondrio) o quasi, km 37,2










