
«Visto che farlo, riferendosi all’investimento vero di un ciclista, per la giustizia italiana con la sentenza di mercoledì 14 dicembre, non costituisce reato lo faccio anch’io. E lo pubblico come aveva fatto il signore nel 2018 che poi avevo denunciato per istigazione a delinquere. Lo faccio io, che l’ho denunciato, io, padre di Tommy investito e ucciso a 13 anni mentre pedalava sulla sua bici. Non è un assurdo questa foto, l’assurdo è la sentenza. E non trovo nulla di scherzoso in questa foto, come ho sentito ripetere mercoledì 14 in un tribunale italiano. Semplicemente io non mi sento sconfitto dalla sentenza di mercoledì 14 dicembre, oggi sono ancora più forte e determinato di ieri. L’unica sconfitta vera della mia vita è la perdita di un figlio, Tommaso, il resto è niente».
Tommy fu investito e ucciso in bici quando aveva 13 anni, Esordiente al secondo anno, nel 2010, lungo il tratto di strada che unisce il Mugello alla Valdisieve. E questa è la reazione di suo padre, Marco Cavorso, alla sentenza odierna del tribunale di Pistoia contro l’odiatore di ciclisti che sul web 4 anni fa aveva istigato alla violenza contro chi pedala. In quell’occasione l’investimento aveva coinvolto un professionista in Toscana, e Marco Cavorso – insieme all’ACPPI – aveva denunciato l’uomo per istigazione a delinquere aggravata dalla diffusione a mezzo informatico. Oggi però il giudice ha assolto l’odiatore in quanto il fatto non costituisce reato. Marco Cavorso ricorrerà in appello. Per rispettare la memoria di Tommy e di tutte le vittime della strada.












